“Non costringeteci a misure più drastiche”
Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa fa un appello al senso di responsabilità della popolazione per evitare di tornare a misure draconiane
di Teleticino
“Non costringeteci a misure più drastiche”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

Il caso del Woodstock, dove un cliente è risultato positivo al coronavirus e circa 250 sono finiti in quarantena, è probabile che abbia delle conseguenze. Infatti sulla lista degli accessi al locale sono apparsi nomi fasulli, frasi goliardiche e firme illeggibili. Quasi il 30% delle persone presenti non sono al momento rintracciabili, hanno dichiarato il Medico cantonale Giorgio Merlani e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa.

Lavoro sprecato per uno scherzo

Sono venti le persone che lavorano per rintracciare chi ha avuto contatti con persone positive, telefonate che in ragione della delicatezza richiedono tra i 30 e i 45 minuti di lavoro. Impegno che rischia di essere vanificato dalla voglia di scherzare di qualcuno. “Per questo facciamo un appello perché non vorremmo dover intervenire con misure ancora più drastiche, con delle chiusure per esempio. Stiamo valutando se imporre le misure adottate dal Canton Zurigo che impongono una raccolta sistematica di questi dati anche in formato elettronico, con tutte le informazioni anche confermate da un documento d’identità”, ha dichiarato De Rosa a Teleticino. Intanto, dopo il caso di Arbedo, il Cantone ha deciso di riaprire i check point di Giubiasco e Mendrisio (oltre a quelli già aperti a Lugano e Locarno).

“Lo avevamo detto”

“Siamo molto preoccupati per quello che è successo”, ha aggiunto De Rosa, “In tempi non sospetti avevamo già detto che gli allentamenti proposti dal Consiglio federale andavano troppo veloce e soprattutto l’abolizione delle 300 persone degli eventi e delle manifestazioni, rispettivamente l’annullamento del limite massimo di 30 persone per gli assembramenti avrebbero causato problemi”.

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