“No a studenti di serie A e di serie B”
Il SISA si oppone alla decisione di alcuni istituti universitari di introdurre l’obbligo di presentazione del certificato Covid e chiede di elaborare una strategia che permetta test di massa o che mantenga i test gratuiti. “La misura lede gravemente il diritto allo studio”
di ls
“No a studenti di serie A e di serie B”

La decisione di introdurre l’obbligo del certificato Covid in alcuni istituti universitari, tra cui la Supsi in Ticino, preoccupa il Sindacato Indipendenti degli studenti e apprendisti (SISA), secondo cui questa misura rischia di “ledere gravemente il diritto allo studio e l’universalità dell’accesso all’istruzione, imponendo le lezioni a distanza tanto a coloro che hanno deciso coscientemente di non vaccinarsi quanto a coloro che non hanno ancora deciso se sottoporsi alla vaccinazione”.

No a discriminazioni
Per il sindacato ci si trova di fronte a una situazione “senza precedenti”, che creerebbe degli studenti di serie A – che possono frequentare le lezioni in presenza – e di serie B – che saranno obbligati a frequentare le lezioni a distanza. “Come già denunciato dal sindacato studentesco a più riprese, seguire le lezioni a distanza rappresenta un peggioramento della qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento e mette maggiormente in difficoltà coloro che faticano a stare al passo con il programma”, sottolinea il sindacato in una nota. “In questa condizione, coloro che non sono in possesso di un Certificato Covid si troverebbero in questa difficile situazione e contrariamente allo scorso anno scolastico, in cui tutta la popolazione universitaria si trovava a distanza, le lezioni e gli esami non saranno calibrate e adattate all’insegnamento a distanza”. Ad aggravare la situazione, aggiunge il Sisa, la decisione di sospendere la gratuità del test rapido antigenico, “riducendo di fatto l’accessibilità a questo Certificato e creando una pericolosa discriminazione tra chi può e chi non può permettersi il test”.

Mantenere i test gratuiti o fare test di massa
Opponendosi all’introduzione del certificato per poter accedere alle lezioni, il SISA chiede che venga elaborata una strategia alternativa “che permetta di contenere la diffusione del virus garantendo il diritto di frequentare le lezioni in presenza”. In questo senso, il Sisa chiede che nelle università vengano svolti regolarmente dei test di massa, salivari e campionati. In alternativa, si mantengano gratuiti i test rapidi antigienici e si allestiscano dei capannoni per testarsi al rientro dal weekend all’entrata delle università. “Non possiamo tollerare che si definiscano degli studenti di serie A e di serie B sulla base di una distinzione sanitaria (che peraltro non sottostà a nessun obbligo di legge): studiare è un diritto fondamentale di ogni cittadino, le autorità devono mettere a disposizione tutti gli strumenti per garantirlo anche in tempo di pandemia!”, conclude il sindacato.

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