Misure anti-dumping sospese, le reazioni in Ticino
DFE: "Segnale negativo"; PS: "Colpa delle pressioni degli ambienti economici"; Lega: "Un pesce d'aprile di pessimo gusto"
Redazione

La decisione del Consiglio federale di congelare il progetto di rafforzamento delle misure accompagnatorie all'accordo di libera circolazione delle persone non è stata accolta positivamente in Ticino. L'unica riforma che verrà portata avanti per contrastare gli abusi legati ai lavoratori distaccati è infatti l'aumento del tetto massimo delle multe, che passano da 5000 a 30mila franchi.

"Il segnale che emerge è senz'altro negativo per il nostro Cantone" scrive il DFE in una nota, il quale sottolinea che il Ticino si è impegnato im prima persona, anche grazie alla collaborazione della Deputazione ticinese alle camere federali, di proporrre misure concrete ed efficaci volte a contrastare la crescente pressione sul mercato del lavoro. Alla luce della decisione odierna il Dipartimento sottolinea l'importanza di tenere alta l'attenzione sul tema.

"In sostanza, le misure anti-dumping sono state congelate a tempo indeterminato. Ma perché mai?" si chiede in un comunicato il PS. Che risponde: "Oh bella! Ma per il solito motivo tutto svizzero, che spiega anche perché sia così scadente la legislazione elvetica per la protezione del lavoro". E il partito di Saverio Lurati punta il dito contro gli ambienti economici: proprio quei "burattinai" che stanno dietro "il patto UDC-PLR-PPD", annunciato dai tre partiti a livello federale. Un patto che "qua in Ticino lo conosciamo bene, visto che ne abbiamo avuto un assaggio a suo tempo col triciclo di Medeglia: stessa solfa, uguale uguale. Un patto che, senza una risposta da parte della popolazione, ce ne farà vedere ancora delle belle. E poi qualcuno ha ancora la faccia di tolla di dire che la politica di questo Paese è troppo di Sinistra e che bisogna far fuori i Socialisti?"

Dura anche la presa di posizione della Lega dei Ticinesi, che definisce la decisione odierna "un colpo bassissimo" per il Ticino. "Evidentemente i Consiglieri federali ed alti funzionari PLR" si legge nella nota, "al di là delle parole di circostanza, rifiutano di rendersi conto della situazione drammatica in cui versa il Ticino a causa della libera circolazione delle persone senza limiti". La giustificazione addotta per il congelamento del progetto, sottolinea ancora il Movimento di via Monte Boglia, ossia la procedura d'attuazione del nuovo articolo 121 a della Costituzione federale attualmente in corso, "è misera e non regge". La Lega dei Ticinesi si dice quindi "sconcertata e scandalizzata da questo “pesce d’aprile” di pessimo gusto a danno dei lavoratori, degli artigiani e delle PMI ticinesi lasciati per l’ennesima volta allo sbaraglio dall’autorità federale".