"Mi piacerebbe che in Italia si votasse come qui"
Il meteorologo Luca Mercalli, ospite di un evento all'USI, parla dell'onda verde e del ruolo di stampa e cittadini
Redazione
"Mi piacerebbe che in Italia si votasse come qui"
"Mi piacerebbe che in Italia si votasse come qui"

Stazione di Lugano, Treno Eurocity 316 delle 12.30. Da una carrozza scende Luca Mercalli, meteorologo e personaggio televisivo italiano, impegnato soprattutto nel divulgare la crisi climatica. Che abbia di trasferirsi in svizzera in seguito all’onda verde delle ultime elezioni? "È un segnale interessante, io fortunatamente lavoro spesso con i colleghi in Ticino quindi per ora ci vengo come ho sempre fatto. Valuterò se sarà il caso di trasferirsi, mentre mi piacerebbe che l'esempio elvetico fosse emulato anche in altri Paesi e soprattutto in Italia, dove l'importanza dei temi ecologici è ancora sottovalutata", ha spiegato Mercalli a TeleTicino.

Lei pensa che il cittadino che ha votato ecologista riuscirà a cambiare anche i propri comportamenti? "Bisogna fare tutte e due le cose, ognuno di noi può iniziare da sé stesso e da quello che fa nella vita quotidiana, e ci sono già tante scelte che possono ridurre il nostro impatto sul pianeta. Però l'impegno politico va di pari passo, se viene a mancare l'individuo, poi, arriva ad un punto dove non si può più esprimere, anche se ha delle buone idee e una buona convinzione ecologista.

In campagna elettorale nessuno si è schierato contro l’onda verde, ma voci critiche si sono sollevate. Una su tutte: le politiche ecologiste mettono le mani nelle tasche dei cittadini, tassando benzina e viaggi. Lei condivide questa analisi?"È ovvio che passare da 200 anni di economia basata su energie fossili a basso prezzo e nessun vincolo su emissioni e inquinamento a energie rinnovabili e risparmio energetico porterà inevitabilmente delle nuove tasse. Io sono disposto ad accettare che lo Stato mi metta le mani nelle tasche purché questi soldi vengano spesi bene, a vantaggio del futuro dei miei nipoti.

A formare l’opinione pubblica è soprattutto la stampa. Ma i media che devono fare? Aggredire la crisi climatica o dare voce a tutti, permettendo anche ai cosiddetti negazionisti di esprimere la propria idea?"Per quanto riguarda le problematiche climatologiche sappiamo molto bene quali sono le responsabilità umane fin dal 1992, anno simbolo nel quale viene firmata da tutti i paesi del mondo la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La scienza ha messo dei punti fermi su alcuni processi climatici, tra cui la responsabilità umana nel riscaldamento globale. Che ci siano tante incertezze e cose che dobbiamo ancora capire non vuol dire che dobbiamo rimettere continuamente in discussione le cose che ormai sono confermate e sancite dalla miglior scienza internazionale. I media hanno una grande responsabilità, non si può fare ogni giorno un dibattito sulla terra piatta o rotonda. Sappiamo da 2500 anni che è rotonda: ora passiamo al problema successivo".

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