"Manipolata la verità sui migranti"
Norman Gobbi respinge le accuse di trattamenti umilianti da parte delle guardie di confine. "Sono umani"
Redazione
"Manipolata la verità sui migranti"
"Manipolata la verità sui migranti"

La mattina del direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi è iniziata con una lunga intervista alla RTS per parlare della situazione migratoria alla frontiera sud. Un momento privilegiato, secondo il ministro, per spiegare ai cittadini della Romandia cosa sta succedendo in Ticino. 

"Tante notizie sono state riportate in queste settimane sui media cantonali e nazionali" scrive Gobbi su Facebook, sottolineando l'importanza di fare chiarezza. "Infatti a più riprese si è messo in discussione l'operato delle forze dell'ordine - in particolare delle guardie di confine - ed è stata manipolata la verità fingendo che le leggi federali e i trattati internazionali che la Svizzera deve rispettare e che rispetta non esistano!"

Ai microfoni della RTS Gobbi ha respinto le accuse di diverse organizzazioni non governative, tra cui la Osar (Organisation suisse d'aide aux réfugiés), che hanno denunciato le pratiche di respingimento da parte delle guardie di confine, parlando di trattamenti umilianti. "I migranti che arrivano a Chiasso non trovano nessuno ostacolo nel depositare la domanda di asilo in Svizzera" ha ribadito il ministro leghista. "I dati mostrano che le richieste presso i centri di registrazione sono aumentate nel 2016 rispetto all'anno precedente. Se si tiene conto che gli arrivi sulle coste italiane dei migranti nel 2016 sono gli stessi che nel 2015, ciò dimostra che le porte nei confronti di chi vuole veramente chiedere asilo in Svizzera sono sempre aperte. La maggior parte delle persone che rispediamo in Italia con la procedura semplificata avviene in base alla legge federale sugli stranieri perché sono entrate illegalmente nel nostro paese".

"Ci sono diverse persone che tentano più volte di attraversare il nostro paese, perché hanno parenti in Germania o in altri paesi al nord" ha aggiunto Gobbi. "E visto che non possono rientrare nel nostro paese, chiedono poi asilo in Svizzera. In questo caso bisogna verificare che la domanda d'asilo sia "vera". Ma anche nel caso in cui una persona ha precedentemente ribadito più volte di voler per esempio andare in Germania, la sua richiesta verrà esaminata di nuovo al centro di registrazione di Chiasso per un secondo controllo". 

Ma c'è davvero tempo per analizzare ogni caso? Alcuni politici hanno affermato che vengono concessi quattro minuti per ogni migrante. "I migranti non sono degli autostoppisti o dei turisti che non sanno dove andare. Sono persone che scappano dal proprio paese per ragioni politiche o anche economiche e hanno avuto il tempo di capire che cosa vogliono. Ma dire che le guardie di confine non hanno umanità non è corretto" ha aggiunto Gobbi, che ha evocato l'episodio avvenuto qualche anno fa sul passo del Sempione, quando una donna incinta perse suo il bambino nonostante l'intervento delle guardie di confine. "Sono persone che hanno famiglia. Non siamo dei fascisti come vogliono farci credere i no borders, ma dobbiamo applicare le leggi votate dal popolo".

Gobbi ha ribadito l'ottima collaborazione con la Segretaria di Stato della migrazione e le guardie di confine, sottolineando che ha più volte ha scritto a Berna per informare della situazione eccezionale che si è venuta a creare a Chiasso. "I problemi che abbiamo in Ticino non sono gli stessi che nel resto della Svizzera. Se nel resto del paese le domande d'asilo sono diminuite, non è il caso di Chiasso. In 4 mesi abbiamo raggiunto il record dell'anno scorso. Una grande pressione, ma fortunamentente abbiamo un sistema federale e intercantonale che funziona molto bene perché non tutti profughi rimangono nella città momo, ma vengono distribuiti negli altri centri". La situazione eccezionale è dovuta anche al cambiamento della tipologia dei migranti, ha aggiunto Gobbi. "L'anno scorso la maggior parte dei profughi chiedeva asilo in Svizzera, quest'anno vogliono solo attraversare il paese". 

Il direttore del DI ha infine nuovamente parlato della possibilità di aprire un corridoio umanitario. "C'è sempre un margine di apprezzamento", ha sottolineato, "ma aprire un corridoio umanitario senza che la Germania apra le proprie frontiere, potrebbe portare a problemi di ordine pubblico interno e anche finanziario perché i migranti sono soprattutto a carico dei servizi sociali. Non è naturalmente mai bello parlare di persone in termini finanziari, ma ci sono delle consequenze di cui dobbiamo tenere conto e dobbiamo far fronte a un sistema europeo che sfortunemente non funziona. Non posso rimproverare nulla all'operato delle autorità italiane che stanno svolgendo un'ottimo lavoro. Ma manca la solidarietà da parte degli altri paesi europei".