
“Un cane non ha bisogno solo di amore, ma anche di competenze. Oggi per adottarne uno basta vedere una foto sui social, ma quando diventa difficile da gestire viene riportato indietro. Per questo una maggiore responsabilizzazione sarebbe nell’interesse di tutti: animali, famiglie e società”. Questa è una delle ricette proposte da Michael Naef, educatore e riabilitatore cinofilo, che potrebbe migliorare la gestione dei cani in Ticino. Un cantone che secondo l’esperto “è rimasto indietro e vede ancora prevalere un approccio soprattutto medioevale” per quanto riguarda la gestione cinofila.
“Mancano risposte dalle autorità”
L’approccio medioevale “non riguarda solo la gestione cinofila, ma anche i casi di maltrattamenti”. Da anni, ci spiega l’esperto, “i cittadini lamentano la mancanza di risposte alle varie segnalazioni e io stesso sono ancora in attesa di un riscontro da parte dell’Ufficio del veterinario cantonale a una e-mail inviata a febbraio”. E quando il nostro interlocutore ha fatto notare questi ritardi, incontrando anche il direttore del Dss Raffaele De Rosa e avendo con lui uno scambio di lettere che abbiamo potuto visionare, gli è stato detto che “l’Ufficio è oberato di lavoro”. Ma questo, ci dice, “non basta a giustificare tempistiche così lunghe, soprattutto in un Cantone di confine esposto a traffici e importazioni, dove servirebbero più risorse e processi più snelli”. L’esempio portato è quello della Svizzera interna, “dove i casi di maltrattamenti vengono gestiti in 24 ore, mentre in Ticino possono durare mesi o anni, lasciando i cani in un limbo al posto di essere protetti e ricollocati rapidamente”.
“C’è la sensazione che il cittadino venga messo in coda”
Un operato, quello dell’Ufficio del veterinario cantonale, che ha spinto diverse persone a rivolgersi a Christopher Jackson, avvocato attivo anche nell’ambito del diritto degli animali. “Mi contattano perché non riescono a ottenere un riscontro in merito a legittime richieste, come il rilascio di un’autorizzazione o di un certificato”. Cittadini che “forniscono le prove di chiamate, e-mail e lettere scritte all’Ufficio” e a cui viene detto che “verranno richiamati”. Una promessa che però Bellinzona non mantiene. “La situazione”, continua Jackson, “si sblocca quando intervengo con una richiesta formale. In questo caso le autorità rispondono in modo tempestivo”. La sensazione, aggiunge l’avvocato, “è che il cittadino venga messo in coda”. Il problema è uno: “c’è chi aspetta anche un anno per poter lavorare come dog sitter ad esempio, persone che hanno progettato la propria attività professionale e personale in base a un reddito che non arriva perché, prima di ricevere il via libera dal Cantone, si trovano costrette ad attendere anche diversi mesi”.
“Non sempre hanno le competenze specifiche”
Per quanto riguarda i casi di maltrattamento “la responsabilità della loro gestione è dell’Ufficio del veterinario cantonale”, afferma Naef. Ad occuparsene “sono soprattutto veterinari medici, la cui formazione tocca solo in parte la sfera del comportamento animale”. Malgrado questo, però, “si trovano a dover valutare casi complessi che riguardano sia il comportamento dei cani, sia le capacità di gestione dei proprietari”. Mentre per quanto riguarda i casi potenzialmente a rischio, “solitamente vengono richieste valutazioni a esperti esterni, ma nel frattempo gli animali restano nelle mani dei proprietari fino a quando non capita un incidente o vengono superati degli esami”. E questo, aggiunge Naef, “lascia una pericolosa zona grigia”. Inoltre a sud del Gottardo, “mancano strutture ufficiali e personale specializzato per il recupero comportamentale, come esiste nelle realtà svizzero tedesche”. Anche per questo Naef si dice “a disposizione dei Comuni la possibilità di organizzare gratuitamente delle serate informative a tema dedicate ai proprietari di cani e alla popolazione in genere, per spiegare loro come approcciarsi agli animali in modo che esseri umani e cani possano convivere nel miglior modo possibile”.
Le 30 razze “a rischio”
In Ticino, ricordiamo, esiste un elenco con trenta razze soggette a restrizioni, tra cui l’American Pit Bull, l’Alano tedesco, il Dogo argentino, il Pastore tedesco e il cane lupo cecoslovacco. In questi casi i maltrattamenti gestiti dall’Ufficio del veterinario cantonale “funzionano quando i proprietari non rispettano le regole, così come quelli degli animali importati senza vaccinazione antirabbica. Tuttavia, in questi ultimi casi i cani vengono isolati per 120 giorni, un periodo troppo lungo che coincide con la fase di crescita più delicata, soprattutto per i cuccioli. Questo compromette il loro sviluppo, creando problemi comportamentali che possono durare tutta la vita”. E sempre per quanto riguarda le 30 razze “a rischio”, ci ricorda Naef, “l’educazione è affidata a istruttori abilitati dal Cantone”, mentre per quanto riguarda l’affidamento “è necessario ottenere un permesso, frequentare un corso e superare due esami entro due anni”.
Collare a strozzo, “usato anche se vietato”
Sul territorio è ancora presente chi educa i propri amici a quattro zampe utilizzando il collare a strozzo, malgrado questo sia vietato, come si può leggere sul portale dell’Ufficio del veterinario cantonale, “Era diffuso cinquant’anni fa e oggi è riconosciuto come uno strumento coercitivo e dannoso. Purtroppo, incontro spesso cani addestrati ancora oggi con queste pratiche con i proprietari convinti da alcuni istruttori sul fatto che si tratti dell’unico metodo realmente efficace”. D’altro canto, “c’è anche chi educa il proprio cane usando i bocconcini e confondendo il rinforzo positivo con la semplice distrazione”. Ma tra i due opposti esistono “anche metodi non violenti molto più efficaci e rispettosi dell’animale”, anche se “violenza e manipolazione restano purtroppo linguaggi comuni”.
Ecco cosa si potrebbe fare
Per migliorare la gestione cinofila in Ticino, secondo Michael Naef si potrebbe “fare molto”, prendendo spunto “dai cantoni d’oltre Gottardo, dove efficienza e competenze degli uffici dei veterinari cantonali sono maggiori”. Inoltre, “bisogna chiarire i ruoli tra lo stesso Ufficio del veterinario cantonale e polizia cantonale, evitando rimbalzi di responsabilità”. A questo va aggiunto il fatto che “le segnalazioni dei cittadini vanno prese seriamente, perché è la popolazione a garantire il funzionamento degli uffici pubblici grazie al pagamento delle imposte”. Ma secondo l’educatore e riabilitatore cinofilo “anche le strutture di protezione animali dovrebbero aggiornarsi con formazioni etologiche moderne, diventando centri di recupero e non solo di detenzione”. Infine, “anche le associazioni che importano cani dall’estero vanno regolamentate, perché troppo spesso consegnano animali a persone inesperte, quando i canili ticinesi sono pieni di animali che cercano casa e sono forse più adatti a alcuni individui”. Insomma, citando il Mahatma Gandhi, conclude dicendoci che “grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.