Animali
Maltrattamenti e gestione cinofila, “In Ticino prevale un approccio medioevale”
Andrea Scolari
27.08.2025 06:49

Foto: ©Chiara Zocchetti
Michael Naef, educatore e riabilitatore cinofilo, scatta una fotografia della situazione cinofila in Ticino e solleva una problematica presso l'Ufficio del veterinario cantonale: “Mancano risposte tempestive". L'avvocato Christopher Jackson: "La sensazione è che il cittadino venga messo in coda".
“Un cane non ha bisogno solo di amore, ma anche di
competenze. Oggi per adottarne uno basta vedere una foto sui social, ma quando
diventa difficile da gestire viene riportato indietro. Per questo una maggiore
responsabilizzazione sarebbe nell’interesse di tutti: animali, famiglie e
società”. Questa è una delle ricette proposte da Michael Naef, educatore e
riabilitatore cinofilo, che potrebbe migliorare la gestione dei cani in Ticino.
Un cantone che secondo l’esperto “è rimasto indietro e vede ancora prevalere un
approccio soprattutto medioevale” per quanto riguarda la gestione cinofila.
“Mancano risposte dalle autorità”
L’approccio medioevale “non riguarda solo la gestione
cinofila, ma anche i casi di maltrattamenti”. Da anni, ci spiega l’esperto, “i
cittadini lamentano la mancanza di risposte alle varie segnalazioni e io stesso
sono ancora in attesa di un riscontro da parte dell’Ufficio del veterinario
cantonale a una e-mail inviata a febbraio”. E quando il nostro interlocutore ha
fatto notare questi ritardi, incontrando anche il direttore del Dss Raffaele De
Rosa e avendo con lui uno scambio di lettere che abbiamo potuto visionare, gli
è stato detto che “l’Ufficio è oberato di lavoro”. Ma questo, ci dice, “non
basta a giustificare tempistiche così lunghe, soprattutto in un Cantone di
confine esposto a traffici e importazioni, dove servirebbero più risorse e
processi più snelli”. L’esempio portato è quello della Svizzera interna, “dove
i casi di maltrattamenti vengono gestiti in 24 ore, mentre in Ticino possono
durare mesi o anni, lasciando i cani in un limbo al posto di essere protetti e
ricollocati rapidamente”.
“C’è la sensazione che il cittadino venga messo in coda”
Un operato, quello dell’Ufficio del veterinario cantonale,
che ha spinto diverse persone a rivolgersi a Christopher Jackson, avvocato
attivo anche nell’ambito del diritto degli animali. “Mi contattano perché non
riescono a ottenere un riscontro in merito a legittime richieste, come il
rilascio di un’autorizzazione o di un certificato”. Cittadini che “forniscono
le prove di chiamate, e-mail e lettere scritte all’Ufficio” e a cui viene detto
che “verranno richiamati”. Una promessa che però Bellinzona non mantiene. “La
situazione”, continua Jackson, “si sblocca quando intervengo con una richiesta
formale. In questo caso le autorità rispondono in modo tempestivo”. La
sensazione, aggiunge l’avvocato, “è che il cittadino venga messo in coda”. Il
problema è uno: “c’è chi aspetta anche un anno per poter lavorare come dog
sitter ad esempio, persone che hanno progettato la propria attività
professionale e personale in base a un reddito che non arriva perché, prima di
ricevere il via libera dal Cantone, si trovano costrette ad attendere anche
diversi mesi”.
“Non sempre hanno le competenze specifiche”
Per quanto riguarda i casi di maltrattamento “la
responsabilità della loro gestione è dell’Ufficio del veterinario cantonale”,
afferma Naef. Ad occuparsene “sono soprattutto veterinari medici, la cui
formazione tocca solo in parte la sfera del comportamento animale”. Malgrado
questo, però, “si trovano a dover valutare casi complessi che riguardano sia il
comportamento dei cani, sia le capacità di gestione dei proprietari”. Mentre
per quanto riguarda i casi potenzialmente a rischio, “solitamente vengono
richieste valutazioni a esperti esterni, ma nel frattempo gli animali restano
nelle mani dei proprietari fino a quando non capita un incidente o vengono
superati degli esami”. E questo, aggiunge Naef, “lascia una pericolosa zona
grigia”. Inoltre a sud del Gottardo, “mancano strutture ufficiali e personale
specializzato per il recupero comportamentale, come esiste nelle realtà
svizzero tedesche”. Anche per questo Naef si dice “a disposizione dei Comuni la
possibilità di organizzare gratuitamente delle serate informative a tema
dedicate ai proprietari di cani e alla popolazione in genere, per spiegare loro
come approcciarsi agli animali in modo che esseri umani e cani possano
convivere nel miglior modo possibile”.
Le 30 razze “a rischio”
In Ticino, ricordiamo, esiste un elenco con trenta razze
soggette a restrizioni, tra cui l’American Pit Bull, l’Alano tedesco, il Dogo
argentino, il Pastore tedesco e il cane lupo cecoslovacco. In questi casi i
maltrattamenti gestiti dall’Ufficio del veterinario cantonale
“funzionano quando i proprietari non rispettano le regole, così come quelli
degli animali importati senza vaccinazione antirabbica. Tuttavia, in questi
ultimi casi i cani vengono isolati per 120 giorni, un periodo troppo lungo che coincide
con la fase di crescita più delicata, soprattutto per i cuccioli. Questo
compromette il loro sviluppo, creando problemi comportamentali che possono
durare tutta la vita”. E sempre per quanto riguarda le 30 razze “a rischio”, ci
ricorda Naef, “l’educazione è affidata a istruttori abilitati dal Cantone”,
mentre per quanto riguarda l’affidamento “è necessario ottenere un permesso,
frequentare un corso e superare due esami entro due anni”.
Collare a strozzo, “usato anche se vietato”
Sul territorio è ancora presente chi educa i propri amici a
quattro zampe utilizzando il collare a strozzo, malgrado questo sia vietato,
come si può leggere sul portale dell’Ufficio del veterinario cantonale, “Era
diffuso cinquant’anni fa e oggi è riconosciuto come uno strumento coercitivo e
dannoso. Purtroppo, incontro spesso cani addestrati ancora oggi con queste
pratiche con i proprietari convinti da alcuni istruttori sul fatto che si
tratti dell’unico metodo realmente efficace”. D’altro canto, “c’è anche chi
educa il proprio cane usando i bocconcini e confondendo il rinforzo positivo
con la semplice distrazione”. Ma tra i due opposti esistono “anche metodi non
violenti molto più efficaci e rispettosi dell’animale”, anche se “violenza e
manipolazione restano purtroppo linguaggi comuni”.
Ecco cosa si potrebbe fare
Per migliorare la gestione cinofila in Ticino, secondo
Michael Naef si potrebbe “fare molto”, prendendo spunto “dai cantoni d’oltre
Gottardo, dove efficienza e competenze degli uffici dei veterinari cantonali
sono maggiori”. Inoltre, “bisogna chiarire i ruoli tra lo stesso Ufficio del
veterinario cantonale e polizia cantonale, evitando rimbalzi di
responsabilità”. A questo va aggiunto il fatto che “le segnalazioni dei
cittadini vanno prese seriamente, perché è la popolazione a garantire il
funzionamento degli uffici pubblici grazie al pagamento delle imposte”. Ma
secondo l’educatore e riabilitatore cinofilo “anche le strutture di protezione
animali dovrebbero aggiornarsi con formazioni etologiche moderne, diventando
centri di recupero e non solo di detenzione”. Infine, “anche le associazioni
che importano cani dall’estero vanno regolamentate, perché troppo spesso
consegnano animali a persone inesperte, quando i canili ticinesi sono pieni di
animali che cercano casa e sono forse più adatti a alcuni individui”. Insomma,
citando il Mahatma Gandhi, conclude dicendoci che “grandezza e progresso morale
di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.

