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Crans-Montana
Maghetti sul rilascio di Moretti: «Il sistema giudiziario funziona, no a ingerenze esterne»
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott / Ticinonews
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Redazione
6 ore fa
La scarcerazione di Jacques Moretti diventa un caso diplomatico. L’avvocato Luca Maghetti: «La decisione è fondata sul diritto, non sulle pressioni politiche o mediatiche».

La tragedia di Crans-Montana in apertura. La scarcerazione di Jacques Moretti è diventato un caso diplomatico fra Italia e Svizzera. Da Giorgia Meloni ad Antonio Tajani, i vertici del Governo si sono detti indignati, convocando oggi l’ambasciatore d’Italia in Svizzera. «Capiamo la rabbia, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse: la politica non interferisca» ha ribattuto il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ticinonews ne ha parlato con l’avvocato e già procuratore pubblico Luca Maghetti. «Francamente non capisco queste urla allo scandalo da parte soprattutto delle autorità politiche italiane, a fronte di una decisione presa a due livelli: dalla procuratrice - fissando dei parametri e poi condividendoli - e dal giudice per i provvedimenti coercitivi. L’entità della cauzione può sorprendere, ma è ancorata a un’analisi dei fatti e della situazione patrimoniale della famiglia Moretti. Abbiamo un sistema che può funzionare. Non dobbiamo subire queste nefaste influenze politiche e mediatiche».

L'intervista

Cosa dire invece del rischio di fuga o di inquinamento delle prove? Tajani afferma che «l’inchiesta fa buchi da tutte le parti».
«Il rischio di fuga viene ritenuto sufficientemente limitato dal prestito della cauzione, che andrebbe persa se ciò avvenisse. Se nel corso dell’inchiesta cambieranno i reati, potrà cambiare anche il pericolo di fuga e quindi la valutazione. Ma non possiamo prevedere in anticipo una fuga basandoci su elementi che non ci sono. È anche importante ricordare che una persona deve restare in stato di arresto sulla base di un’ipotesi formulata su indizi concreti. Quanto al pericolo di collusione, se effettivamente si è verificato è stato nei primi giorni, ma senza arrecare alcun danno concreto all’inchiesta. Questo perché il Comune di Crans-Montana ha ammesso di non aver fatto i controlli; quindi, c’è stata un’ammissione di responsabilità da parte dell’autorità».

Poi c’è il ruolo di questa cauzione, 200’000 franchi, per evitare il rischio di fuga. Ma il fatto che l’importo sia stato prestato da un terzo non rischia di depotenziare l’effetto disincentivante della misura?
«Che sia stato prestato da un altro lascia effettivamente qualche perplessità, però è legalmente ammissibile. Se si fosse parlato di omicidio intenzionale, con un pericolo di fuga elevato perché la pena edittale è molto alta, non vi sarebbe stata questa scarcerazione con cauzione. Su questo dobbiamo essere molto chiari. Tutto è legato all’analisi fatta fino adesso negli atti: si parla, allo stato attuale, di omicidio colposo e incendio colposo, ancorché plurimo e drammatico e di una tristezza sconfinata».

Infine, c’è l’importo: se è vero che i Moretti erano così facoltosi, duecentomila franchi sembrano pochi.
«Sono perfettamente d’accordo. Evidentemente, i due giudici hanno fatto le loro analisi finanziarie fondate sui dati del registro fondiario, del registro di commercio e su un’ispezione dei conti correnti. Abbiamo quindi un quadro completo e oggettivo, e non una relazione giornalistica, che mi sembra provenga piuttosto dall’estero, sulla reale situazione patrimoniale della famiglia Moretti. Mi sembra che l’avvocato difensore abbia mostrato estratti del registro fondiario – che sarebbe utile poter visionare – dai quali risulta che gli immobili hanno un carico ipotecario verosimilmente importante, come del resto accade per qualsiasi imprenditore. Ma questa è la conoscenza degli atti delle autorità vallesane e suppongo che abbiano svolto un’analisi adeguata. Stiamo parlando di quattro magistrati».