
La tragedia di Crans-Montana in apertura. La scarcerazione di Jacques Moretti è diventato un caso diplomatico fra Italia e Svizzera. Da Giorgia Meloni ad Antonio Tajani, i vertici del Governo si sono detti indignati, convocando oggi l’ambasciatore d’Italia in Svizzera. «Capiamo la rabbia, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse: la politica non interferisca» ha ribattuto il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ticinonews ne ha parlato con l’avvocato e già procuratore pubblico Luca Maghetti. «Francamente non capisco queste urla allo scandalo da parte soprattutto delle autorità politiche italiane, a fronte di una decisione presa a due livelli: dalla procuratrice - fissando dei parametri e poi condividendoli - e dal giudice per i provvedimenti coercitivi. L’entità della cauzione può sorprendere, ma è ancorata a un’analisi dei fatti e della situazione patrimoniale della famiglia Moretti. Abbiamo un sistema che può funzionare. Non dobbiamo subire queste nefaste influenze politiche e mediatiche».
L'intervista
Cosa dire
invece del rischio di fuga o di inquinamento delle prove? Tajani afferma che «l’inchiesta
fa buchi da tutte le parti».
«Il rischio di
fuga viene ritenuto sufficientemente limitato dal prestito della cauzione, che
andrebbe persa se ciò avvenisse. Se nel corso dell’inchiesta cambieranno i
reati, potrà cambiare anche il pericolo di fuga e quindi la valutazione. Ma non
possiamo prevedere in anticipo una fuga basandoci su elementi che non ci sono. È
anche importante ricordare che una persona deve restare in stato di arresto sulla
base di un’ipotesi formulata su indizi concreti. Quanto al pericolo di
collusione, se effettivamente si è verificato è stato nei primi giorni, ma senza
arrecare alcun danno concreto all’inchiesta. Questo perché il Comune di Crans-Montana
ha ammesso di non aver fatto i controlli; quindi, c’è stata un’ammissione di
responsabilità da parte dell’autorità».
Poi c’è il
ruolo di questa cauzione, 200’000 franchi, per evitare il rischio di fuga. Ma
il fatto che l’importo sia stato prestato da un terzo non rischia di
depotenziare l’effetto disincentivante della misura?
«Che sia stato
prestato da un altro lascia effettivamente qualche perplessità, però è
legalmente ammissibile. Se si fosse parlato di omicidio intenzionale, con un
pericolo di fuga elevato perché la pena edittale è molto alta, non vi sarebbe
stata questa scarcerazione con cauzione. Su questo dobbiamo essere molto
chiari. Tutto è legato all’analisi fatta fino adesso negli atti: si parla, allo
stato attuale, di omicidio colposo e incendio colposo, ancorché plurimo e drammatico
e di una tristezza sconfinata».
Infine, c’è
l’importo: se è vero che i Moretti erano così facoltosi, duecentomila franchi
sembrano pochi.
«Sono
perfettamente d’accordo. Evidentemente, i due giudici hanno fatto le loro
analisi finanziarie fondate sui dati del registro fondiario, del registro di
commercio e su un’ispezione dei conti correnti. Abbiamo quindi un quadro
completo e oggettivo, e non una relazione giornalistica, che mi sembra provenga
piuttosto dall’estero, sulla reale situazione patrimoniale della famiglia
Moretti. Mi sembra che l’avvocato difensore abbia mostrato estratti del
registro fondiario – che sarebbe utile poter visionare – dai quali risulta che
gli immobili hanno un carico ipotecario verosimilmente importante, come del
resto accade per qualsiasi imprenditore. Ma questa è la conoscenza degli atti
delle autorità vallesane e suppongo che abbiano svolto un’analisi adeguata. Stiamo
parlando di quattro magistrati».

