
“Mi sono ammalata proprio all’inizio dell’arrivo del coronavirus in Ticino, era il 9 di marzo“, comincia così il calvario di Sabrina Melchionda, una delle prime persone in Ticino a contrarre il coronavirus quando ancora se ne sapeva molto poco. Calvario che, purtroppo, è continuato per molti mesi. Si chiama Long Covid, e si tratta di casi, in cui la malattia va ben oltre il lasso di tempo “normale” e inizia a non poter più essere contata nemmeno in termini di settimane. Teleticino ha raccolto la testimonianza di questa donna e di come ne è uscita. “All’inizio non dico che l’avessi sottovalutato ma mi ero detta ‘vabbé, facciamolo e vedremo’”, racconta Sabrina, “I primi giorni ho avuto febbre e basta e pensavo di superarla così, ma poi è andata peggiorando: si sono uniti dei forti dolori, ma questa definizione non rende”.
I sintomi e i dubbi dell’inizio
Tra i sintomi “stanchezza, come non avevo mai provato, grande fatica a mangiare e confusione mentale. Questi sono andati peggiorando di giorno in giorno. All’inizio non provavo fatica a respirare, ma questo è arrivato dopo. E quando ti accorgi che fai fatica a respirare è un po’ spaventoso”. Questo a causa di un polmone che si è scoperto essere parzialmente infiltrato: “Per fortuna solo uno e per fortuna solo parzialmente”, aggiunge Sabrina Melchionda, “e per fortuna sono potuta rimanere a casa ed essere seguita dalla mia dottoressa, che era in contatto continuo con i medici de La Carità. Però la maggior parte delle risposte erano ‘non sappiamo’. Ero una delle prime e di risposte chiare non ce n’erano”.
Due mesi di febbre
La febbre è andata avanti per due mesi, con annessi e connessi “per lungo tempo ho avuto dolori in tutto il corpo. Io dicevo spesso ‘ho male anche ai capelli’, un dolore come se mi picchiassero”, racconta Melchionda. E il calvario non era finito lì: “Dopo la fase acuta il recupero è stato molto più lento di quello che avevo pensato. Però ho deciso di forzarmi a muovermi almeno un po’, a costo di trascinarmi, perché i medici temevano si potesse sviluppare un trombo ai polmoni”.
Il lento recupero tramite il movimento
I primi passi sono stati incerti: “All’inizio ho fatto solo un giro attorno alla mia casa, ma uscita dalla fase acuta ho via via allungato questa abitudine, che nel frattempo è diventata una necessità e mi aiutava a tenere i dolori sotto controllo”. Infatti “più riuscivo a muovermi più riuscivo a contenerli, all’inizio sono rimasti ovunque ma poi piano piano si sono spostati solo alle gambe. Questa fase post-acuta è stato molto lunga ma da lontano mi accorgevo che c’era sempre un miglioramento, anche se lento. A volte poteva essere scoraggiante, ma poi mi fermavo e mi dicevo ‘rispetto a una settimana, due settimane fa stai meglio’. Però è stata lunga e dura”.
“Bisogna sapere che può succedere, e che passa”
Qualche consiglio per chi dovesse passarci? “Dal punto di vista psicologico è importante sapere che può succedere”, spiega Melchionda, “sapere che non si è i soli a dover affrontare questi strascichi, ma soprattutto circondarsi di persone che ti credono, ti sostengono e ti fanno sorridere. Finché non passa”.
Andreas Cerny: “Un quarto dei pazienti segnala disturbi dopo 6 mesi”
Interpellato sulla questione, il dottor Andreas Cerny dell’Epatocentro Ticino ha dato ulteriori dettagli sulla questione del Long Covid: “Uno studio epidemiologico coordinato dai colleghi di Zurigo ha seguito questo tema, trovando che un quarto dei pazienti, in un campione casuale di pazienti Covid, presentava disturbi anche dopo 6 mesi”.
I sintomi e le possibili cure
Questi pazienti “segnalano che non stanno ancora bene, di norma accusando stanchezza, disturbi del pensiero o disturbi respiratori come mancanza di fiato o tosse cronica”, spiega Cerny, che aggiunge: “visto che questi problemi toccano diversi sistemi la cura è multidisciplinare. Ci sono studi che hanno addirittura rilevato che ci possono essere danni a livello di sistema nervoso centrale, cuore o polmoni, che sono rilevabili al microscopio e che a volte rimangono a lungo, anche se quanto a lungo non lo sappiamo ancora bene. Questo è dovuto alla capacità del virus di attaccare i vasi sanguigni che nutrono i diversi organi”.
La copertura assicurativa approda alle Camere federali
Il tema approderà anche alle Camere federali, dove si dibatterà sulle coperture assicurative per le persone affette dalle conseguenze a lungo termine della malattia. “Lunedì prossimo il Consiglio agli Stati discuterà una proposta della Commissione della sanità, che chiede di fare un monitoraggio delle persone con delle conseguenze a lungo termine dalle infezioni da Covid”, spiega la Consigliera agli Stati ticinese Marina Carobbio. Verrà insomma discusso come garantire una presa a carico assicurativa adeguata. “In Svizzera mancano ancora dati visto che la malattia si conosce solo da un anno. Però è necessario investire sia nella ricerca, ma anche garantire a queste persone una presa a carico adeguata, una copertura assicurativa e valutare se ci sono delle conseguenze di tipo professionale perché non possono tornare a lavorare”.
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