“Le case di cura e le case anziani esposte ad un grosso pericolo”
Unia chiede maggiori protezioni per il personale curante e per gli ospiti delle strutture
Redazione
“Le case di cura e le case anziani esposte ad un grosso pericolo”
© CdT/ Chiara Zocchetti

“La maggioranza dei decessi dovuta al coronavirus avviene nelle case di cura e nelle case per anziani. La nuova mutazione del Corona virus le espone a ulteriori rischi. Invece che lasciare sole le case anziani la Confederazione ed i Cantoni devono adottare misure di protezione più efficaci”, così Unia in una nota stampa. “È necessario procedere a test rapidi e regolari nelle case di cura e nelle case anziani ed il personale contagiato deve effettivamente essere posto in isolamento. Per fare ciò devono essere urgentemente costituiti dei pool di lavoratrici e lavoratori affinché gli utenti delle case anziani possano essere curati e protetti”, aggiunge. Da quando è cominciata la pandemia, oltre 4000 residenti di case di cura sono morti in Svizzera in seguito al coronavirus. Da mesi il personale di queste strutture è sotto pressione e “il maggior carico di lavoro di cura dovuto a malattie, all’aggravata carenza di personale e all’accompagnamento di persone in fin di vita è un peso enorme per gli operatori sanitari”.

“Test a tappeto attesi da tempo”
Il mondo politico e le autorità sanitarie hanno “per troppo tempo chiuso gli occhi e delegato la responsabilità alle istituzioni che hanno cercato di tenere il virus lontano dalle residenze con misure di protezione a volte efficaci e a volte no”. La mutazione del virus pone nuove sfide alle case di cura. I primi casi, come quello di Balerna, hanno purtroppo evidenziato come il virus possa propagarsi con impressionante rapidità. Il Sindacato Unia esige da Confederazione e Cantoni immediate e incisive misure di protezione. Tra queste figurano test regolari e a tappeto sia per gli utenti che per i dipendenti delle case di cura e delle case anziani.

“Non abbandonare le case di cura e per anziani“
Eseguire test a tappeto di collaboratrici e collaboratori e di assistiti implica più lavoro per il personale e l’applicazione conseguente di un isolamento per le lavoratrici e i lavoratori contagiati aggraverà ulteriormente la carenza di personale. Consiglio federale e Cantoni sono quindi chiamati a sostenere adeguatamente queste residenze: “da un lato devono stanziare fondi supplementari per le case di cura e coprire i costi dei test. Dall’altra devono anche mettere a disposizione più personale per eseguire i test e per le cure. Ciò può avvenire sia creando pool di lavoratrici e lavoratori, sia ricorrendo alla protezione civile o al servizio civile”.

“Impedire la soppressione di posti di lavoro”
Le case di cura così come il personale non devono essere protetti solo dalla pandemia ma anche dalle conseguenze economiche della crisi causata dal Covid. “Oltre ai costi supplementari causati dalla lotta alla pandemia, le case di cura sono confrontate a seguito dell’elevato numero dei decessi e di attuali minori entrate ad un’occupazione inferiore dei posti letto. Il finanziamento delle case di cure dipende dall’occupazione dei letti. Vi è pertanto il concreto pericolo che i maggiori costi e le minori entrate vengano ribaltate sul personale. “Confederazione e cantoni devono urgentemente adoperarsi per sostenere finanziariamente le strutture e per evitare una soppressione di impieghi. Perché le case di riposo e le case anziani necessitano anche dopo la pandemia di un numero sufficiente, e di maggiore personale rispetto a oggi, indispensabile per poter garantire condizioni di cura buone e rispettose della dignità dei pazienti”.

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