La torta dei Magi? “È stata importata negli anni ‘50”
Alla scoperta delle tradizioni ticinesi legate all’Epifania insieme a Giovanna Ceccarelli. La sera della vigilia gli scherzi alle zitelle
Redazione
La torta dei Magi? “È stata importata negli anni ‘50”

Quali sono le tradizioni che hanno accompagnato negli anni il giorno dell’Epifania nel nostro Cantone? Ticinonews ne ha parlato con Giovanna Ceccarelli, redattrice del vocabolario dei dialetti.

“La sera della vigilia le compagnie di giovani celibi facevano degli scherzi alle zitelle. Di notte andavano a depositare cumuli di segatura, cenere, muschio e ogni tipo di oggetti ingombranti. La mattina seguente queste persone beffeggiate si affrettavano a tirar via tutte le cose per cercare di cancellare la traccia di questo oltraggio”. Una tradizione che si è naturalmente persa nel tempo ma qual era il senso di questi gesti? “Avevano un senso all’interno di una comunità ancora rurale o agro-pastorale, dove c’era comunque un controllo su tutte quelle persone, purtroppo soprattutto donne, che per un motivo o per l’altro non si conformavano al modello sociale” spiega Ceccarelli.

I Canti della Stella sono diffusi ancora oggi
Nel giorno dell’Epifania, invece, “alcuni uomini andavano di casa in casa cantando una canzone dei Re Magi e chiedendo soldi e cibo. Tradizione ancora presente a Gorduno e in altri Comuni del Cantone. Vi sono inoltre i Canti della Stella, ben diffusi ancora oggi in Capriasca: gruppi di 3 bambini che vanno di casa in casa a cantare la canzone dei Re Magi, ricevendo degli spiccioli. Ognuno di loro porta con sé un accessorio: una stella di cartone, un recipiente contenente incenso e una cassetta con un rudimentale presepe da mostrare alle famiglie che li accolgono”.

La torta dei Re Magi
Molto conosciuta, ma non di tradizione ticinese è la questione del dolce: “La torta dei Re Magi è stata importata dalla Svizzera tedesca e oggi la si consuma un po’ ovunque. In Ticino è arrivata nei primi anni ’50. A poco a poco è entrata a far parte anche della nostra tradizione”, conclude Ceccarelli.

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