“La strada più efficace resta il vaccino”
Secondo Alessandro Ceschi, direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche dell’EOC, farmaci come il desametasone promettono bene ma non sono la via principale per battere il Covid
Redazione
“La strada più efficace resta il vaccino”

La notizia comunicata ieri dall’Università di Oxford è di quelle che fanno ben sperare: il desametasone, uno steroide utilizzato fin dagli anni ‘60 nella cura di alcune patologie infiammatorie avrebbe dimostrato dei buoni risultati nel trattamento dei pazienti gravi affetti da Covid-19, riducendo del 20% la mortalità tra i pazienti sottoposti a ventilazione assistita e del 35% negli altri. Sulla scia di questa notizia oggi Il governo britannico ha formalizzato il via libera all’uso della sostanza nella terapia contro il coronavirus. Buone notizie dunque, ma cos’è esattamente il desametasone e quali sono i suoi possibili utilizzi? Teleticino ne ha parlato con il professor Alessandro Ceschi, direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana.

Il desametasone viene utilizzato per curare molte malattie, dai reumatismi all’asma, ma che cos’è esattamente?
“È una sostanza che appartiene ai corticosteroidi, è conosciuta da decenni e ha un importante efficacia e viene utilizzata per contrastare tutta una serie di patologie infiammatorie come quella da lei citata”

Ma quindi abbiamo trovato la cura?
“Purtroppo non posso ancora rispondere. I dati per ora sono preliminari, tratti da un comunicato stampa dell’Università di Oxford in cui questi vengono brevemente riassunti i primi risultati, che sembrano molto promettenti ma che vanno confermati. Questo è un caso di riposizionamento dei farmaci, ovvero si è utilizzato l’approccio che consiste nell’utilizzare farmaci già usati e riconosciuti per il trattamento di questa nuova patologia. L’altro approccio è stato di sviluppare nuovi farmaci. La terza strada, quella più efficace, sarà quella dello sviluppo di un vaccino”

Scusi se faccio l’avvocato del diavolo: il vaccino per l’influenza esiste ma non è efficace al 100% e va fatto ogni anno. Per il Covid-19 non sarebbe meglio puntare a una cura piuttosto che a un vaccino?

“Sarebbe utile per trattare pazienti molto malati o che hanno bisogno di un supporto respiratorio. Dai dati in nostro possesso non sarebbe dimostrata un’efficacia per le forme più lievi della malattia. Inoltre, non è che tutti i pazienti gravemente malati scomparirebbero. Quindi l’approccio di prevenire sul nascere tramite una vaccinazione resta l’approccio da perseguire e che probabilmente risolverà la situazione”

Il farmaco è conosciuto dagli anni ’60 e già sperimentato, ha però importanti effetti collaterali. Non si rischia di peggiorare la condizione di molti malati somministrandolo su larga scala?
“Questa è una considerazione importante ed è una cosa che abbiamo ben presente. È per questo che dicevo che è necessario esercitare la dovuta prudenza, abbiamo bisogno di vedere i risultati nei dettagli”

Essendo un farmaco vecchio ci sono anche aspetti positivi: basso costo e buona disponibilità...
“Se i risultati preliminari fossero confermati questi sarebbero sicuramente elementi di grande importanza. Il farmaco è molto a buon mercato, si parla di un paio di franchi per fiala e la disponibilità è molto ampia. Questo permetterebbe di curare i pazienti non solo da noi ma in tutte le regioni del mondo”

Si parla di vaccino: quali sono le sue previsioni al riguardo?
“Di previsioni se ne sono sentite molte. Ci sono diversi gruppi che stanno lavorando allo sviluppo di un vaccino e alcuni sono in fase relativamente avanzata. Ci sono buone probabilità che negli ultimi mesi di quest’anno sia possibile iniziare ad usarlo sulle persone. Quello che resterà difficile da regolamentare sarà l’accesso globale al vaccino, per far sì che tutti possano beneficiarne”

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