La storia di una ragazza in mimetica
L’esperienza in grigioverde di una giovane donna: “Eravamo solo due ragazze su 600 soldati. Eravamo molto notate, ma valevano le stesse regole”
di Teleticino
La storia di una ragazza in mimetica

È di ieri la notizia che il capo dell’Esercito Thomas Suessli mira a un sensibile incremento della quota di donne nelle forze armate: dallo 0,8% attuale al 10% entro il 2030. Ma cosa vuol dire per una ragazza indossare la divisa? È quello che si è chiesto Teleticino, prima di incontrare una giovane donna che ha raccontato la sua esperienza in grigioverde. Un racconto macchiato da una tentata aggressione, finita di fronte alla giustizia militare. Il colpevole è stato punito. Proprio a tutela della privacy non è stato filmato in volto la ragazza e la sua voce è stata modificata.

“Mio padre me ne ha sempe parlato bene e molto, tanto che mi ha motivato” racconta l’interlocutrice. “È inoltre un fattore di autostima. Io che ne avevo poca, ho deciso di buttarmi nella fossa dei leoni per poter crescere. Eravamo solo due ragazze su 600 soldati, quindi eravamo molto notate. La cosa più scomoda erano i bagni. Non ce n’erano per le donne. Ma erano più imbarazzati gli uomini che noi. Per noi valevano comunque le stesse regole che per gli altri e dovevamo dimostrare il doppio”.

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