"La polizia costringe con la forza gli asilanti a rimpatriare"
La denuncia di un gruppo di cittadini: "l'irruzione nella notte, una madre eritrea e i due bambini fatti salire su un aereo mentre piangevano"
Redazione
"La polizia costringe con la forza gli asilanti a rimpatriare"
"La polizia costringe con la forza gli asilanti a rimpatriare"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di un gruppo di cittadini.

La notte tra l'11 e il 12 settembre alle ore due (02.00) la polizia ha fatto irruzione all'albergo La Santa di Viganello che ospita richiedenti l'asilo e prelevato una madre con due bambini di 8 e 4 anni trasportandoli con la forza fino all'aeroporto di Zurigo per dare seguito a una decisione squinternata di espulsione verso l'Italia.

La polizia ha in seguito costretto la madre e i due bambini a salire su un'aereo: i bambini vomitavano e la madre in lacrime. All’alba l’equipaggio li ha fatti scendere. La polizia ha avvertitola madre che l’avrebbero riportata sull’aereo la settimana prossima e l'ha lasciata sola con i bimbi dicendole di arrangiarsi ad arrivare in Ticino. Per completare l'opera un'agente della poliziaaeroprotuale ha mostrato alla madre e ai suoi due bambini una foto di una persona con mani e gambe legate e occhi bendati gridando: “la prossima volta vi metteremo sull’aereo così”.Al di là della discussione sulla trafila burocratica denunciamo questa modalità violenta di dare seguito ad una disposizione che era in via di riesame. Non c'è nessun bisogno di irrompere di notte in un'abitazione e di terrorizzare una madre e due bambini. Non c'è nessun bisogno di interrompere in modo violento un percorso che stava ricostituendosi. La mattina i due bambini avrebbero dovuto andare a scuola e invece hanno imparato a loro spese cosa significa doversi confrontare con la violenza delle istituzioni.Tutto ciò, a detta dei servizi cantonali preposti, “per evitare l'aggravarsi del trauma” (vedi Quotidiano delle 19, RSI La1, 13.9.18, primo servizio su una situazione analoga verificatasi la nottedopo). Noi cittadini non ci riconosciamo in questo scoraggiamento sistematico della speranza, in questo palese disprezzo dei diritti dei bambini, in questa mancanza totale di riguardo per l'umanità fragile. Chiamiamo in causa non solo i poliziotti che hanno dato seguito agli “ordini” ma anche chi richiede e legittima questa violenza istituzionale.Francine Rosenbaum, etnologopedistaRomina Gentilini-Mengoni, referente interculturale per le scuoleElena Conelli, psicoterapeutaSultan Filimci, docente di scuola mediaLara Robbiani Tognina, attiva in ambito sociale e umanitarioPaolo Buletti, logopedistaSimone Cornaro, oftalmologa