“La pandemia non deve fermare la formazione”
Deciso comunicato del Sindacato degli Studenti Sisa, che esprime preoccupazione per le condizioni di svolgimento dell’imminente sessione di esami
di T. S.
“La pandemia non deve fermare la formazione”
Foto Maffi

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (Sisa), in ragione dell’evoluzione della situazione sanitaria, esprime le proprie perplessità riguardo allo svolgimento degli esami e delle certificazioni del semestre autunnale a livello accademico. Come si legge in un comunicato, sono diversi gli studenti ad aver esternato preoccupazione circa la propria riuscita accademica dipendente dall’attuale sessione di esami.

“Mancanza di chiarezza”
“È noto che all’Usi il rettorato non abbia dato sufficientemente seguito alle richieste espresse dagli organi rappresentativi degli studenti, che chiedevano chiarezza circa lo svolgimento degli esami con condizioni chiare e sostenibili”, prosegue il comunicato. “Questo fatto grave dimostra la poca considerazione data dal rettorato alle legittime istanze del corpo studentesco. Non è un momento semplice e in questo contesto di repentini cambiamenti, il rettorato deve garantire una certa duttilità corrispondente alla continua modifica dello stato degli studenti”. Mentre alla Supsi la direzione ha diffuso delle direttive che permettono di adottare delle soluzioni adatte all’evolversi della situazione dello studente – tra isolamento, quarantene e di conseguenza l’impossibilità di presenziare agli esami – l’Usi “resta con i piedi cementati su un’ipotizzata normalità della situazione tutt’altro che normale”.

“Direttive più decise”
Seppur più flessibili che l’Usi, le direttive emanate dalla Supsi “lasciano alcuni interrogativi che rischiano di rimandare gli studenti alla successiva sessione di esami, obbligando perciò a posticipare l’ottenimento del proprio diploma di un semestre”. In questo senso, “direttive più decise che lascino meno arbitrarietà ai responsabili formativi sono auspicabili e permetterebbero di garantire la riuscita del semestre in questa sessione. Se a ciò uniamo la crescente e non sufficientemente considerata precarietà studentesca, un semestre supplementare mette in evidenti difficoltà finanziarie gli studenti: se consideriamo che un semestre alla Supsi viene a costare 1000.-, la situazione diventa ancora più paradossale all’Usi, in cui la retta costa 2000.- (solo per gli studenti residenti) e non sono state adottate ragionevoli misure per permettere lo svolgimento sereno degli esami semestrali!”

Una serie di richieste
In conclusione, il Sisa, in ragione delle motivazioni espresse, “chiede che le autorità accademiche e cantonali, in particolare il Decs, rispondano nell’immediato alla precarizzazione della condizione di svolgimento degli esami. Anche se il numero degli studenti impossibilitati a partecipare perché positivi al Covid potrà risultare esiguo, le condizioni di riuscita accademica non possono dipendere dalla situazione pandemica!” Non bisogna neppure escludere dalla riflessione “l’accresciuta fragilità e precarietà psicologica del corpo studentesco, in cui l’incertezza della modalità degli esami aggrava lo stress e l’ansia percepita dagli studenti”.

Nello specifico, il Sisa domanda l’introduzione di una sessione di esami straordinaria nel mese di febbraio/marzo per gli allievi risultati positivi al Covid, l’esenzione dal pagamento della retta semestrale per gli studenti che hanno contratto il coronavirus e che non hanno potuto svolgere gli esami, e possibilità di poter svolgere gli esami online per chi nonostante sia positivo si ritiene in grado di poter affrontare la prova a distanza. Oltre a ciò, viene chiesta anche la possibilità di poter svolgere gli esami a distanza per gli studenti facenti parte della fascia a rischio della popolazione, nonché per coloro che per questioni ragionevoli non vogliono esporsi al rischio di contagio. Infine, l’introduzione di test Pcr gratuiti per garantire la massima sicurezza per lo svolgimento degli esami e ridurre la probabilità di contagio.

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