In aula la storia dell’asfissia erotica
Il processo per il giallo di Muralto è entrato nel vivo. L’imputato sta raccontando la sua versione sui fatti del 9 aprile 2019: “La soffocavo con l’asciugamano, ma lei voleva di più”
di fsu
In aula la storia dell’asfissia erotica
Immagine CdT/Chiara Zocchetti

C’è stato quel rapporto sessuale o non c’è stato? È questa la domanda che potrebbe decidere l’esito del processo in corso a Lugano per la morte di una 22enne inglese avvenuta a Muralto il 9 aprile 2019, nella camera 501 dell’Hotel La Palma Au Lac. La vittima e l’imputato, un 32enne tedesco, sono tornati in albergo dopo le due di notte. Avevano passato la serata nei locali del Locarnese e, nell’ultimo, avevano discusso perché lei voleva restare, lui voleva tornare in albergo.

Il racconto dell’uomo
La versione dell’imputato parla di quella banale discussione tra ubriachi che si è però improvvisamente tramutata in passione. Un primo rapporto sessuale sarebbe stato consumato sul letto, un secondo, quello fatale, in bagno. In bagno dove con la donna, l’imputato avrebbe deviato sull’asfissia erotica, una pratica che presuppone che uno dei due impedisca all’altro di respirare causandone dei microsvenimenti e stordimento con l’obiettivo di aumentare il piacere.

Il segnale di sicurezza
La pratica dell’asfissia erotica era una novità o meno per i due amanti? Secondo alcuni testimoni la vittima non l’aveva mai praticata in precedenza. Anche l’imputato ha detto di aver iniziato da poco. Da quando si erano conosciuti però, qualche mese prima, sarebbe successo molte volte. Stando all’uomo, i due avrebbero avuto un codice di sicurezza. “Lei teneva la mia mano e la colpiva se dovevo fermarmi”, ha raccontato lui. “Quella notte lei teneva la mia mano come sempre, prima quando la stavo stringendo con l’asciugamano e poi quando ho iniziato a premere aveva ancora lì la mano”, ha spiegato. “Altre volte mi aveva fermato colpendomi la mano, perché a volte è necessario fare delle pause perché si sviene e poi bisogna respirare di nuovo”, ha proseguito il tedesco incalzato dalle domande del giudice Mauro Ermani. Versione sulla quale il giudice ha mostrato di avere dubbi, soprattutto per il fatto che la donna era nel pieno del suo ciclo mestruale.

“Non ha dato segnali di non sentirsi bene”
“Lei continuava a tenere la mia mano, senza dare nessun segnale sul fatto che non si sentisse bene”, ha raccontato il 32enne in aula. L’uomo dice di essersi accorto che qualcosa non andava solo quando lei ha urinato e lui ha notato che aveva la lingua leggermente fuori. “L’ho scossa un attimo, ma non è successo niente. Così ho provato a farle la rianimazione”. Neanche quella, però, è riuscita a far rinvenire la donna. Così lui l’ha girata verso la vasca nel caso lei dovesse vomitare. “Ero scioccato e sono corso in ascensore per andare a chiedere aiuto. Alla donna alla reception ho chiesto di chiamare l’ambulanza perché la mia ragazza non stava bene”.

La carta di credito
Le domande del giudice si sono concentrate anche su un altro avvenimento della serata, la risalita in ascensore. Momento durante il quale, stando al 32enne, la carta di credito della donna è finita dietro a un pannello dell’ascensore. “Stavamo scherzando, le dicevo che le avrei buttato la carta di credito, ma è scivolata davvero nella fessura e non riuscivo a riprenderla”. Ci avrebbe pensato la mattina dopo, ha detto. Secondo l’accusa, invece, la carta è stata nascosta nell’ascensore per poterla riprendere in un secondo momento, con le migliaia di franchi che vi erano caricati.

L’orario del decesso?
Il giudice Ermani, poi, prima della pausa di metà pomeriggio, ha pesantemente criticato il medico legale che non ha rilevato gli elementi necessari per stimare l’ora del decesso, in particolare l’esame della muscolatura del volto con stimolazione elettrica, della pupilla con stimolazione chimica e della muscolatura scheletrica con stimolazione meccanica. Così l’orario della morte è posizionato in una forchetta di tempo tra mezzanotte e le sei di mattina. “Mi auguro che il Ministero pubblico si sia chinato sulla questione. Abbiamo una ragazza di 22 anni che è morta e una persona che rischia una pena pesante”.

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