“Il Ticino ha protetto il resto del Paese”
Il consigliere federale Alain Berset, oggi in Ticino, racconta come questa crisi abbia riempito di senso parole spesso abusate il Primo agosto: solidarietà e coesione
di Teleticino
“Il Ticino ha protetto il resto del Paese”

Questa sera sarà il consigliere federale Alain Berset a rivolgersi ai bellinzonesi nell’allocuzione del Primo d’agosto, lo farà all’Antico convento di Monte Carasso. Un ospite d’eccezione che con il suo dipartimento è stato chiamato ad affrontare in prima linea la crisi sanitaria del coronavirus. Ai microfoni di TeleTicino ha spiegato perché ha scelto di venire proprio nel nostro cantone per la festa nazionale. “Dobbiamo ricordarci che il Ticino, quest’anno, è stato il Cantone colpito per primo dalla crisi che abbiamo vissuto”, ha detto. “È stato in prima linea per rispondere a questa crisi. Lo ha fatto con molto impegno, con molto vigore, con molto senso di responsabilità. Dobbiamo ricordare che il Ticino facendo questo ha fatto prendere coscienza al resto della Svizzera di ciò che stava accadendo e così facendo ha probabilmente anche contribuito a proteggere il resto del Paese”.

Eppure il Ticino in alcuni momenti si è sentito abbandonato da Berna.

“Credo che fosse abbastanza logico e comprensibile che mentre questa ondata stava arrivando ci siano stati dei momenti di tensione e delle proteste. Ma abbiamo constatato che il Consiglio di Stato ha sempre agito molto rapidamente e con buone misure per proteggere la situazione e a Berna siamo sempre stati molto attenti alla situazione ticinese. Proprio per questo sono venuto qui nel momento più caldo della crisi e per questo abbiamo fatto in modo di tenere conto della situazione particolare del Ticino nelle ordinanze federali. Credo che tutto abbia funzionato abbastanza bene, ma va ricordato che il Ticino è stato il primo cantone colpito e uno di quelli colpiti più duramente”.

È preoccupato per l’attuale situazione dei contagi?

“Sì, dopo le misure molto rigide di marzo e aprile, abbiamo potuto ristabilire una situazione che è sotto controllo. Ma da giugno notiamo un aumento dei casi, perché vi sono più contatti, più movimento e le persone viaggiano di più. Non è inatteso, non è illogico, ma bisogna ricordare a tutti che il virus è ancora qui. Che la situazione è molto fragile, in Europa e anche in Svizzera. Bisogna continuare a prenderla sul serio e continuare a rispettare le regole, di distanziamento, di igiene delle mani e anche di contatto. Possiamo anche usare l’applicazione SwissCovid per fare un ulteriore passo nella giusta direzione. E quello che i cantoni possono fare, so che il Ticino lo ha fatto, ma anche Ginevra e altri lo hanno fatto, è introdurre delle misure specifiche per contenere la diffusione del virus”.

È un primo agosto particolare, con che spirito lo vive?

“Con uno spirito di rispetto per la situazione che ci impegna da diversi mesi. Ma anche con una nota di speranza, perché abbiamo imparato moltissimo durante questa crisi, abbiamo anche imparato a proteggerci. E abbiamo potuto mostrare un’altra società svizzera. Abbiamo mostrato che solidarietà e coesione non sono parole prive di senso. Sono parole che usiamo spesso il Primo agosto, ma le usiamo nei periodi di bel tempo. Ora nella crisi abbiamo visto che la solidarietà non è una parola vana, che è una parola con un senso. Perché siamo stati capaci insieme, come comunità svizzera, di attraversare questa situazione”.

  • 1