Il sorvegliante dei vaccini
L’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana è chiamato a guidare la sorveglianza dei vaccini contro il Covid-19. “Dati rassicuranti, ma non è il momento di rilassarsi”
di Teleticino/fsu
Il sorvegliante dei vaccini

Quello arrivato ieri è un grande riconoscimento per il Ticino: l’Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana sarà responsabile per l’analisi dei casi di reazioni avverse ai vaccini per il Covid-19 in Svizzera. Un compito non da poco: tocca infatti ai ricercatori di casa nostra capire se qualcosa non funziona nei due prodotti finora omologati in Svizzera. In un primo tempo il direttore dell’istituto, Alessandro Ceschi, era stato inserito nella task force di Swissmedic, ora tutto il team del centro ticinese sarà impegnato nell’analisi delle segnalazioni: “Si fa un’analisi dettagliata dei singoli casi per avere un quadro sempre aggiornato in tempo reale del profilo di sicurezza di questi vaccini”, spiega il medico ticinese ai microfoni di Teleticino.

“Dati rassicuranti”

Le segnalazioni erano finora 63 (il dato però si riferisce a quando i vaccini somministrati erano 369mila). Ora, spiega Ceschi, si è arrivati a “diverse centinaia” e presto le autorità faranno un aggiornamento. Ma la buona notizia è che “il quadro complessivo non è cambiato, le reazioni avverse che si osservano sono quelle che già erano note”. Le stesse emerse negli studi clinici che hanno portato all’omologazione dei vaccini Pfizer e Moderna.

“Non ci si può rilassare”

Ma, nonostante finora non siano emersi effetti collaterali inaspettati, Alessandro Ceschi spiega che “non ci si può rilassare, anzi”. Bisogna rimanere vigili, perché “nel caso in cui dovesse emergere qualcosa di nuovo bisogna essere pronti a intervenire rapidamente”.

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Morti dopo il vaccino: “Finora nessuna correlazione”

A suscitare timori nella popolazione sono soprattutto i decessi nei giorni seguenti alla somminsitrazione del vaccino. Casi estremamente importanti da analizzare anche secondo Ceschi: “In questa fase della campagna vaccinale in cui si vaccina la popolazione anziana, spesso queste persone hanno diverse altre patologie e assumono diversi altri farmaci, è importante approfondire attentamente questi casi. Allo stato attuale, tutti i casi che abbiamo potuto approfondire in modo adeguato, analizzare a fondo, in nessuno di questi è emersa una correlazione causale, quindi che il vaccino fosse la causa del decesso. Anche su questo fronte penso di poter tranquillizzare”.

Guardando Israele

Sull’efficacia del vaccino, invece, i dati più corposi finora arrivano da Israele. Lì, dove una grandissima parte della popolazione è stata vaccinata, si sta osservando un’efficacia del tutto simile a quella degli studi clinici fatti prima dell’omologazione: “Non è scontato avere una conferma anche sulla popolazione normale, e non selezionata degli studi clinici, quindi è sicuramente un dato positivo quello che abbiamo da Israele”, commenta Ceschi.

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