"Il padiglione svizzero? Presuntuoso e orripilante!"
Il biglietto da visita elvetico ad EXPO non convince Mario Botta che critica il concorso per l'assegnazione del progetto: "Dato a designer e esperti di marketing. È penoso!"
Redazione

Il padiglione svizzero sarà il biglietto da visita del nostro paese durante l’EXPO di Milano. Una struttura composta da quattro grandi torri che contengono scatole di acqua, capsule di caffè, sale e mele secche. Prodotti che scenderanno di livello man mano che i visitatori se ne serviranno.

Ma non è tanto il contenuto del padiglione, che ospita tra l’altro, un’impressionante riproduzione in scala del massiccio del Gottardo prodotta in Ticino, quanto la sua architettura che non convince proprio tutti.

Molto lineare, dai colori poco accesi, il padiglione svizzero sembra voler rappresentare quella parte del paese molto precisa, un po’ grigia e quasi asettica. Le alpi rosseggianti all’aurora, i pascoli, i laghi e altre meraviglie del territorio elvetico non sono stati contemplati nel progetto e se confrontato con gli sgargianti colori del vicino padiglione dell’Ecuador, il nostro padiglione risulta poco appariscente.

De gustibus non est disputandum, dicevano i latini, ma c’è chi ha un’opinione decisamente critica sul padiglione svizzero.

L’architetto ticinese Mario Botta, sulle colonne della Neue Zürcher Zeitung non lesina le critiche pungenti alle forme e al progetto del biglietto da visita elvetico ad EXPO: “La Svizzera ha realizzato un padiglione particolarmente presuntuoso e si profila uno dei più orripilanti e ridicoli di tutta la fiera. Rinunciare alla capacità di espressione dell'architettura è patriottico cinismo".

Da noi contattato Botta, approfondisce le sue affermazioni: “Mi sembra di non dover risparmiare critiche. È certamente il padiglione più brutto e un po’ naïf. Il Dipartimento degli affari esteri e l’Ufficio federale della cultura, hanno rinunciato alla forza iconica dell’architettura facendo un concorso per designer ed esperti di marketing e il risultato è lì da vedere. Guardando il padiglione, il minimo che si può dire è che in Svizzera l’architettura non esiste. Il risultato è penoso. Con questo minimalismo di una banalità inimmaginabile la Svizzera sta facendo una figura barbina.”

AR