Il mulino che era, il mulino che sarà
Viaggio all’interno del Mulino di Maroggia a tre mesi dal rogo che lo ha distrutto per scoprire cosa rimane e come rinascerà
di Teleticino/fsu
Il mulino che era, il mulino che sarà

Domani saranno trascorsi esattamente tre mesi dal rogo che ha distrutto lo storico mulino di Maroggia. Era, infatti, Il tardo pomeriggio del 23 novembre scorso quando le fiamme sono divampate nello stabilimento e lo hanno pressoché azzerato. “Fa tanta tristezza”, ha raccontato il titolare Alessandro Fontana che ha accompagnato le telecamere di Teleticino tra le macerie. “Ci sono tanti ricordi all’interno di questa struttura legati alla mia infanzia e legati agli ultimi 12 anni di lavoro qui al mulino”.

Si continua a lavorare

L’attività non si è fermata. Evidentemente è diversa, così il grano va nel Canton Argovia, dove un altro mugnaio aiuta l’azienda ticinese. A Maroggia ci si occupa ancora della commercializzazione, ma si pensa anche al futuro, quando si potrà ricominciare.

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La produzione dovrebbe riprendere nel 2023

Il progetto di ricostruzione, infatti, sta già prendendo forma. La conclusione dei lavori potrebbe già arrivare a fine 2022. Vi lavorerà un’azienda svizzera leader al mondo ne settore. La speranza di Fontana è di ricominciare a produrre a inizio del 2023. L’idea è di costruire un secondo silo, ma anche di recuperare quel poco che resta della vecchia struttura: “Proprio perché l’edificio è un simbolo, ci piacerebbe almeno tentare di conservare la parte che è rimasta in piedi”, racconta Fontana. Il preventivo non è ancora sulla carta, ma Fontana stima che rimettere in piedi il mulino costerà una decina di milioni di franchi.

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