Il comitato ticinese contro il burqa
È sceso in campo il comitato di sostegno all’iniziativa federale “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”
di fsu
Il comitato ticinese contro il burqa
Una donna con il niqab

Il 7 marzo prossimo, come già fecero i ticinesi nel 2013, la popolazione svizzera sarà chiamata a decidere sul divieto di coprire il proprio volto in pubblico. Il comitato nazionale esporrà le sue tesi a favore del divieto, osteggiato invece dal Consiglio federale e dal Parlamento che auspicano venga introdotto il controprogetto, che prevede l’obbligo di mostrare il viso solo per essere identificati da un’autorità. L’iniziativa, che chiede di vietare la dissimulazione del volto in generale, è indirizzata però in particolare alle donne musulmane che indossano il niqab (il velo integrale) o il burqa.

In Ticino, che è stato capofila a livello nazionale su questo tema, quando fu approvata l’iniziativa di Giorgio Ghiringhelli, scenderà in campo un corposo comitato di sostenitori. A guidarlo lo stesso Ghiringhelli, membro anche del comitato nazionale. Con lui anche Iris Canonica, Marco Chiesa, Edo Pellegrini, Piero Marchesi, Lorenzo Quadri, Alberto Siccardi e Roberta Soldati, che già avevano lanciato l’iniziativa del 2013. A loro si aggiungono Diego Baratti, Mauro Belgeri, Giovanni John, Eros Mellini, Tamara Merlo, Marco Romano e Stefano Piazza.

“A dieci anni di distanza dal lancio dell’iniziativa popolare “antiburqa” in Ticino, esprimo la mia soddisfazione per il fatto che il Ticino ha fatto scuola in questa battaglia in cui vi é in gioco non un semplice pezzo di stoffa ma una scelta di civiltà”, commenta Giorgio Ghiringhelli.

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