“Ho scelto Lugano come un gesto dovuto al Ticino”
A margine della conferenza stampa sull’ Ukraine Recovery Conference il presidente della Confederazione Ignazio Cassis è stato intervistato dal vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti.
di Teleticino/sca
“Ho scelto Lugano come un gesto dovuto al Ticino”

“La conferenza di Lugano per lanciare un nuovo piano Marshall”, questo è stato detto in conferenza stampa, non è un obiettivo troppo ambizioso?
Facevo il paragone sul metodo perché anche il piano Marshall è iniziato durante la guerra e si è concretizzato tre anni dopo la guerra. Questo fa capire i tempi necessari.

La dimensione di quanto ci attende è importante, le è mai venuto il dubbio che il contesto geopolitico abbia reso tutto eccessivo grande per la piccola Svizzera e il piccolo Ticino?

Non credo. La Svizzera ha sempre giocato ruoli importanti nel quadro dei classici ‘buoni uffici’ che la diplomazia offre organizzando conferenze nel nostro Paese. Incontri che hanno permesso di trovare delle soluzioni a problemi mondiali. Basta ricordare l’incontro storico del 2021 tra Biden e Putin a Ginevra.

A livello di macchina organizzativa qual è l’aspetto che le sta più a cuore?
Che tutto funzioni bene. Lascio ai tecnici occuparsi dei differenti aspetti logistici, ma la sicurezza gioca sicuramente un ruolo importante.

Per lei ticinese che valore e significato ha tenere la conferenza in Ticino?
C’è la fierezza di vedere il Ticino, in particolare Lugano, per 48 ore presente in tutto il mondo. Permettere a tutto il pianeta di seguire cosa sta accadendo sul Ceresio. Poi c’è il fatto di dare il contributo di solidarietà e sostegno alla popolazione ucraina che in questo momento si è trovata, senza aver fatto nulla, in guerra. Credo che questo sia anche un forte atto di solidarietà che il popolo svizzero e ticinese abbia già mostrato di dare, per esempio accogliendo i rifugiati.

Non mancano le voci scettiche e anche il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali inizialmente aveva parlato di “tegola.” È riuscito a rassicurarlo?
In democrazia è giusto che ci siano voci contrarie e scettiche, quindi non ci deve preoccupare. Sono comunque convinto che la grande maggioranza sia orgogliosa che questa conferenza si svolga a Lugano.

Per il Ticino ritiene più importante l’aspetto istituzionale o la visibilità che la conferenza darà al nostro territorio?
Direi le due cose. Per me è più importante l’aspetto istituzionale, ma non ho scelto a caso Lugano. Sarebbe stato lecito pensare che scegliessi Ginevra, ad esempio, ma ho voluto scegliere Lugano perché nell’anno presidenziale mi sembra un gesto dovuto. Mi sembra un atto dovuto che, come presidente ticinese della Confederazione, il Ticino sia al centro del mondo.
I sacrifici per i ticinesi e per chi sarà in vacanza da noi in quei gironi saranno molti. A chi potrebbe dire che è tutta colpa di Ignazio Cassis cosa risponde?

Che è colpa e merito di Cassis.

Sullo sfondo c’è sempre il tema della neutralità del nostro paese. È cosciente che la presenza di qualità delegazione legata, magari, alla NATO potrebbe riaccendere la polemica e portare acqua al mulino dell’UDC?
Per la Svizzera la situazione è chiara: la Russia ha aggredito senza ragione l’Ucraina. Noi siamo neutri, non forniamo armi, non facciamo parte della NATO e questo non è cambiato minimamente. La neutralità resterà tale e quale. Siamo solidali con un paese che sta lottando per i valori di libertà, democrazia e diritti individuali. Sono i diritti scritti nella nostra Costituzione.

In questo senso ci devono essere due preoccupazioni: il fatto di essere solidali con chi lotta per gli stessi valori e il voler trovare al più presto una soluzione, ovvero l’armistizio o la pace, per garantire la sicurezza sul continente europeo.

Che messaggio vuole mandare ai ticinesi?
Vorrei ringraziare tutte le cittadine e i cittadini del Cantone che sostengono i rifugiati ucraini e il fatto di organizzare questa conferenza in Ticino. Mi voglio scusare per i disagi che ci saranno in quei due giorni attorno all’area del Palazzo dei Congressi. Infine vorrei ringraziare le autorità della Città di Lugano e del Cantone per il compito che si sono assunte.

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