Farmaco anti-covid in pazienti tumorali
Si tratta di un inibitore di estrogeni utilizzato nelle terapie contro il cancro, che ha dimostrato un’efficacia nella riduzione dei sintomi gravi del coronavirus in uno studio su 51’000 donne. L’intervista alla professoressa dello Ior Arianna Calcinotto
di Teleticino/MJ
Farmaco anti-covid in pazienti tumorali

Oltre alla sempre maggiore distribuzione dei vaccini, la lotta alla pandemia sta facendo passi avanti anche sul fronte dei farmaci: è di questi giorni la notizia che i farmaci antiestrogeni potrebbero essere efficaci anche contro il Covid. Questa la conclusione di uno studio condotto dall’Istituto Oncologico di Ricerca (Ior) di Bellinzona con l’Università di Padova. Studio realizzato su 51’000 donne e che lascia ben sperare per lo sviluppo di nuove terapie.

La scoperta grazie a pazienti tumorali resistenti al Covid
Teleticino ha intervistato in merito Arianna Calcinotto, professoressa dello Ior: “Una fetta di queste pazienti, affette da tumore, aveva una minor incidenza di sintomi gravi o ospedalizzazioni dopo aver contratto il coronavirus, quando erano sotto trattamento con dei farmaci antiestrogenici, i famosi Serm”. Una scoperta avvenuta quasi per caso dunque, che ha portato i ricercatori a voler approfondire: “Abbiamo indagato e ci siamo accorti che questi farmaci in qualche modo riuscivano a bloccare la propagazione dell’infezione del virus e questo faceva si che avessero una sintomatologia più lieve rispetto agli altri pazienti infettati da Sars-Cov-19”.

Ci aiuta a comprendere come bloccare l’infezione”
Gli orizzonti per la ricerca sono molto positivi, dichiara Calcinotto: “Questo è un pezzettino di puzzle che ci consente di comprendere meglio come avviene l’infezione, quindi come il virus riesce a propagarsi all’interno delle cellule. Inoltre può essere una potenziale terapia per bloccare l’espansione del virus una volta che la persona si è infettata”. La sperimentazione comunque non finisce qui: “Adesso bisogna aumentare un po’ la corte di pazienti, facendo uno studio un po’ più ampio e studiando i meccanismi d’azione di questo farmaco, capendo anche se farmaci con meccanismi d’azione simili possano essere utilizzati ed avere quindi la stessa efficacia”.

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“Non siamo ancora tutti vaccinati, le cure servono”
Come si valutano queste terapie? Sono complementari o sostitutive al vaccino? “La cura serve per coloro che sono già stati infettati da coronavirus e hanno sintomi. Quindi se pensiamo a una prospettiva futura rosea in cui tutti saremo vaccinati e quindi tutti avremo gli anticorpi per il coronavirus, le terapie non serviranno più. In realtà siamo ancora in una fase in cui conviviamo tutti i giorni con il virus, che infetta ancora tante persone e genera ancora un buon numero di vittime”.

Questa scoperta dunque, per Calcinotto “è una buona notizia, ma c’è ancora tanto lavoro da fare su tutti i fronti: dal fronte della protezione a quello della vaccinazione, fino a quello di una sempre migliore comprensione di come questo virus agisce per riuscire a bloccarlo”.

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