Eitan rapito, il volo partito da Lugano
Il bimbo di sei anni unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone è stato prelevato dal nonno materno a Pavia e portato in Israele, passando dalla Svizzera
di ls
Eitan rapito, il volo partito da Lugano
Immagine CdT/Chiara Zocchetti

Tocca anche il Ticino la vicenda del rapimento del piccolo Eitan, il bimbo di sei anni unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera il nonno materno ha prelevato il piccolo in casa della zia paterna a Pavia, per poi imbarcarlo a Lugano su un volo charter privato per Tel Aviv. Lo ha raccontato lui stesso ai suoi legali in Italia, ma saranno le indagini per sequestro di persona della Procura di Pavia a stabilire se si trattava di un piano orchestrato da tempo oppure organizzato all’ultimo minuto.

Il contenzioso
Da quando il piccolo Eitan è rimasto senza genitori - deceduti nell’incidente della funivia, assieme al fratellino - i familiari si contendono l’affidamento. Il bimbo è stato affidato in prima istanza alla zia paterna Aya, che vive a Pavia, dal tribunale dei minori di Torino. Ma la decisione non è stata accettata dalla zia materna, Gali Peri, che lo scorso agosto, in un’intervista, aveva rivendicato l’affidamento, sostenendo che Eitan si trovava in Italia “in una famiglia che non lo conosceva, che in precedenza non era stata a lui vicina in alcun modo”. Ha sostenuto che il piccolo “era in ostaggio” e sarebbe dovuto tornare in Israele “così come avrebbe voluto sua madre”. La famiglia materna ha dunque presentato ricorso contro la decisione dei giudici, che dovrebbe essere esaminata il 22 ottobre.

Il piccolo non fa ritorno a casa
I giudici hanno disposto che la famiglia materna potesse vedere il bambino due volte alla settimana, per due ore e mezzo ciascuna. Ma dall’ultima visita non è più tornato. Il nonno materno Shmuel Peleg, che dal giorno della tragedia si è praticamente trasferito in albergo in Italia, si è recato come di consueto per prelevare il bambino per uno degli incontri, ma non ha più fatto ritorno. La zia paterna ha dunque presentato denuncia alla polizia italiana affermando che “il bambino è stato rapito dal nonno”.

Il viaggio verso Lugano
Secondo quanto riferito ai legali dal nonno, ex militare dell’esercito israeliano che contesta la regolarità dell’intero procedimento, Eitan gli chiedeva insistemente di tornare e quando lo avrebbe portato in Israele. Secondo lui Eitan era in pessime “condizioni mentali e fisiche”, così ha deciso di recarsi con l’auto verso la Svizzera e a Lugano ha preso un volo charter privato per Tel Aviv. L’uomo era in possesso del passaporto israeliano del piccolo che, nato in Israele, ha anche la cittadinanza italiana.

Elusi i controlli?
“Non sono un rapitore”, ha dichiarato Shmuel Peleg da Tel Aviv. Secondo i suoi avvocati - che avevano fatto ricorso anche contro la decisione del giudice di Pavia di invitarlo a riconsegnare il passaporto del nipote entro il 30 agosto, cosa che non ha mai fatto - l’uomo non ha commesso violazioni perché non gli sarebbe mai stato notificato alcun divieto di espatrio che riguardasse il bambino. Affermazione che viene contestata dai legali della famiglia paterna, secondo cui nei mesi scorsi il Tribunale di Pavia non solo ha confermato la nomina della zia paterna, ma ha anche stabilito che Eitan non potesse lasciare l’Italia se non «accompagnato dalla tutrice» o con la sua autorizzazione con un provvedimento trasmesso a Questura e Prefettura di Pavia per «essere inserito nelle banche dati delle forze dell’ordine» che controllano le uscite dal territorio italiano. Come è stato dunque possibile che il nonno abbia portato Eitan in Israele? Secondo quanto afferma al Corriere della Sera il legale che assiste la zia paterna, l’avvocato Armando Simbari, “o ha eluso il sistema dei controlli, oppure ha potuto contare su un qualche supporto”.

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