«È una responsabilità che sento sulle spalle»
Intervista a caldo al neo eletto Presidente del PLR, già focalizzato sulle sfide future
di Teleticino
«È una responsabilità che sento sulle spalle»
© CdT/ Chiara Zocchetti

Trentasette anni, locarnese, laureato in scienze politiche e padre di due figli. È stato ispettore dei comuni presso la sezione degli enti locali e attualmente è responsabile per il masterplan della Valle Verzasca. Membro del Gran Consiglio dal 2019 e vicecapogruppo del PLR. È il profilo di Alessandro Speziali, eletto questo pomeriggio nuovo Presidente del PLR ticinese. Al fine di lunghissimo congresso online, il successore di Bixio Caprara si è concesso ai microfoni di TeleTicino.

Alessandro Speziali, nuovo presidente del PLR, dov’è il cambiamento, in che modo è diverso dalla linea tenuta finora dal Partito?

«Già solo per una questione generazionale mi piacerebbe dare una spinta su alcuni temi, dando un’accelerata ad alcuni gruppi di lavoro: lanciare delle proposte e analisi che riguardano quello che arriva sul mercato del lavoro da qui a 10 anni. Focalizziamoci su cosa succede dal punto di vista ambientale, sfruttando l’innovazione, avendo poi un occhio di riguardo alla questione della assicurazioni sociali. Sento in me la spinta, il dovere di cercare da subito delle soluzioni che possano lasciare alle generazioni che seguiranno un paese che abbia ancora futuro».

Un partito che oggi, soprattutto nel primo turno, ha mostrato di essere diviso. Come ricompattarlo?

«Se hai una scelta fra tre candidati, qulacuno devi scegliere, non per forza significa che scarti a priori un altro progetto., Ora bisogna concentrarsi sui temi, ma bisognerà anche convincere i liberali radicali che questi temi concernono tutti. È un momento affascinante per la politica, è necessario trovare dei punti comuni, sì profilandosi, ma rimanendo uniti. Secondo me se partiamo da quel che ci unisce e non da ciò che divide, riusciremo a portare avanti una bella politica».

Siamo in un momento politicamente per voi complicato, l’elettorato è sempre più polarizzato a destra e a sinistra. Il PLR arriva da qualche sconfitta pesante, qual è la strategia per rimettere la palla al centro?

«Sia a livello di dibattito parlamentare sia nel Paese, ci accorgiamo che ci sono delle spinte verso uno statalismo esagerato, un collettivismo sempre più subdolo oppure vediamo una corrente che spinge verso un nazionalismo esagerato. Di fronte a queste tendenze noi non dobbiamo far altro che spiegare forte e chiaro come mai il liberalismo oggi ha ancora senso. Rimettiamo i riflettori sul partito, sulla sua proposta, questo per permettere ad ogni cittadino di capire come mai con la liberta e la solidarietà si riescono a proporre proposte credibili, attuali e concrete nel quotidiano. Il nostro impegno viene già riconosciuto, a livello di scuola, di formazione professionale, di innovazione, tutti temi che profumano di futuro. Il problema è mostrare chiaramente cosa pensiamo e diventare metro di confronto per tutto il Cantone».

Ci dica la sua maggior qualità e il suo peggior difetto.

«La mia qualità maggiore è la passione e la dedizione che metto in quel che mi piace, il mio difetto è che sono timido e introverso, quindi spesso posso risultare antipatico e distaccato».

Cosa ha provato mentre stavano annunciando il risultato dell’elezione?

«Un misto tra incredulità e preoccupazione, entusiasmo e onore. È una responsabilità che si sente sulle spalle, ma nella vita sono convinto che bisogna osare con il coraggio delle idee. Bisogna provarci».

Lei è locarnese ma la sua fede hockeystica passa il Ceneri, il PLR adesso ha un presidente che tifa HCL.

«Sì esatto, tifo HCL da quando sono piccolo. Mi ricordo ancora che alle elementari a Solduno ero una mosca bianca, una mosca bianconera. È un esempio di come si può appianare il Ceneri».

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