Il Woodstock chiude per sicurezza
Il locale dopo la recluta risultata positiva al Covid ha deciso di sospendere l’attività per dieci giorni. Cerny: “È solo la punta dell’iceberg”. Branda: “Ci vuole prudenza”
di Radio3i/MMINO
Il Woodstock chiude per sicurezza

La vita notturna è sotto ai riflettori e sta sicuramente dando del filo da torcere alla strategia di tracciamento dei contatti in tutta la Svizzera, Ticino compreso. È notizia di ieri: una recluta che aveva frequentato il Woodstock Music Pub (Woody per gli affezionati) è risultata positiva al tampone per il Covid-19.

“Forse 15 in quarantena”
La strategia del tracciamento adottata dal Consiglio federale impone alle persone che sono state a contatto con un contagiato di restare in quarantena. Ma non è chiaro se tutti gli avventori di sabato sera saranno chiamati a osservare questo periodo di isolamento. Ma, anche se non è ancora chiaro il numero di persone, il locale sopracenerino ha deciso di tenere chiuso per la disinfezione del locale e per rispettare i giorni di quarantena. A spiegare la misura è il gerente del locale Marco Acocella ai colleghi di Radio3i. “Sabato sera ci sono state circa 400 persone ma di queste solo 15 sono interessate dalla quarantena”, e aggiunge: “È quanto ci ha riferito l’Ufficio del medico cantonale”.

Dati falsi?
Tuttavia, nonostante l’incertezza per i numeri, sembrerebbe che una delle difficoltà principali riscontrata in questi giorni - confermata dalle autorità d’Oltralpe – sembra essere l’autenticità dei dati. Perché - difficile a credersi - ci sono avventori che all’entrata inseriscono informazioni false: dal nome, al cognome fino al numero di telefono. A conferma di ciò un habitué da noi raggiunto spiega: “Ho visto persone che mettevano nomi a caso, completamente inventati. Chi è all’entrata non controlla se quello che inserisci è quello che effettivamente compare sul documento d’identità”. Per contro, però, secondo il gerente i documenti vengono verificati e confrontati con quanto viene inserito per la tracciabilità.

Secondo Acocella, comunque, è necessario che la Confederazione dica qualcosa su come gestire la situazione perché “è chiaro che ci saranno altri casi del genere”.

Uno scenario comune
Insomma, questo è sicuramente uno scenario già visto nei giorni scorsi nel resto della Confederazione: le discoteche sono luoghi a rischio e nell’ultimo weekend sono nati tantissimi focolai che hanno imposto la quarantena a quasi mille persone. E, contemporaneamente, in Svizzera la curva dei contagi è iniziata a salire: 137 ieri, 116 oggi. Anche il Ticino dà i primi segnali di rialzo registrando 5 casi nuovi nelle ultime 24 ore.

“È solo la punta dell’iceberg”
Sulla situazione è stato interpellato anche il direttore dell’Epatocentro di Bellinzona, Andreas Cerny. “La recluta testata positiva – asintomatica – è solo la punta dell’iceberg, perché ci sono sicuramente altre persone che non mostrano i sintomi ma che possono diffondere il virus”. E conclude: “Temo nuovi focolai in Ticino, ci sono stati molti eventi con troppe persone vicino l’una all’altra”.

“La prudenza è venuta a mancare”
Il sindaco di Bellinzona Mario Branda commenta: “La prudenza è venuta a mancare, da un lato si comprende la voglia di tornare a fare festa, stare insieme e la necessità di aprire i locali ma non bisogna dimenticare che il virus c’è ancora”. E conclude: “È necessario rimanere prudenti e non si può fare come se nulla fosse accaduto”.

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