Dati fasulli e parolacce: “Mancanza di rispetto”
La psicologa Marina Lang Bindella commenta le difficoltà nel tracciamento dei dati dopo la serata al Woodstock: “Speriamo sia di insegnamento”
di Radio3i/MMINO
Dati fasulli e parolacce: “Mancanza di rispetto”

Le operazioni di tracciabilità dei contatti, dopo aver rilevato un cliente del Woodstock positivo al Covid-19, stanno dando molto da fare al gruppo di lavoro. A confermalo è la psicologa e responsabile del coordinamento del contact tracing Marina Lang Bindella ai microfoni di Radio3i.

Problemi con i dati fasulli
“Abbiamo riscontrato una serie di dati fasulli e questo ha generato molta difficoltà nell’attività di tracciamento” spiega Lang. “Ci ha colpito l’atteggiamento banalizzante e ridicolizzante: abbiamo trovato nomi fittizi e parolacce”. Un atteggiamento, dunque, che “fa riflettere perché è una mancanza di rispetto generale” e aggiunge: “Non è passato il senso globale di un’attività a beneficio della collettività”.


Giovani pentiti e preoccupati
Questi intoppi chiaramente dilatano notevolmente i tempi di lavoro a chi porta avanti il lavoro di contact tracing. “Ora fortunatamente siamo riusciti a raggiungere il maggior numero di avventori, abbiamo superato le 320 quarantene” afferma Lang. Un aspetto positivo della vicenda è chi sabato si è dilettato - e probabilmente anche divertito – a inserire nominativi fittizi poi ha cercato di recuperare. Molti giovani, infatti, hanno cercato di recuperare i loro errori contattando hotline, centri medici, centrale di polizia e guardie mediche. “Abbiamo riscontrato difficoltà a integrare le informazioni arrivate in un secondo momento generando un rallentamento, perché abbiamo dovuto capire quali nomi combaciavano con quale dato inventato”.

Una prima ticinese
Forse, però, questa vicenda potrebbe anche portare qualche insegnamento. “Ce lo auguriamo”, afferma Lang. “È stata una prima ticinese che insegna a tutti l’importanza dell’attività. In questo voler recuperare il giorno dopo c’era molta ansia, preoccupazione e anche timore sia nei giovani, sia nelle famiglie”.

“Rendersi conto di far parte di un tutto”
“Forse solo toccando con mano la situazione e facendo esperienza l’insegnamento rimane ben impresso nella persona” afferma. “Ci si augura che questa prima situazione corregga un po’ il tiro, rialzando l’attenzione”. Soglia di attenzione che è strettamente legata alla responsabilità individuale alla quale le autorità hanno fatto molto appello sin dall’inizio della pandemia. “Il tentativo che facciamo è fare leva su questa responsabilità e sarebbe bello se ognuno riuscisse a fare una riflessione personale”, e la psicologa conclude: “Rendersi conto di essere una parte del tutto implica anche capire che senza la propria azione il sistema va a cadere e non funziona più”.

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