
Durante la puntata di Matrioska, andata in onda ieri sera su Teleticino, il confronto sulla tragedia di Crans-Montana e sulle reazioni dei media italiani si è trasformato in un acceso siparietto tra l’ex procuratore pubblico Jacques Ducry e il consigliere nazionale Lorenzo Quadri, direttore del Mattino della Domenica.
Ducry accusa il Mattino: «Attacchi da anni»
Ducry ha chiamato direttamente in causa il settimanale leghista, accusandolo di una lunga tradizione di attacchi. «L’aggressione verso la magistratura, alle nostre latitudini, è stata fatta parecchie volte, anche da chi oggi critica l’aggressione italiana verso la Svizzera», ha affermato, ricordando caricature e prese di posizione del Mattino risalenti a diversi anni fa. «Non si possono accusare gli altri di fare cose che vengono fatte da lustri da un domenicale contro persone e autorità. Se non vogliamo che altri ci buttino addosso determinate cose, dovremmo essere noi per primi a non fare la stessa cosa».
La replica di Quadri: «Non sono qui per un processo»
Quadri, che nel corso della trasmissione ha parlato apertamente di una «campagna d’odio» dei media italiani nei confronti della Svizzera, ha respinto le accuse: «Non sono qui per essere messo sotto processo da Ducry, che da quarant’anni ha smesso di fare il procuratore pubblico. È inutile rivangare questioni di vent’anni fa». Ducry ha però insistito: «È un continuo: tutte le domeniche attaccate l’Italia. Il Ticino è composto in larga maggioranza da persone di origine italiana. Non penso che Quadri sia un cognome di Gurtnellen o di Attinghausen. Per favore». Replica immediata del direttore del Mattino: «Questa è una mistificazione», ha detto, sottolineando come sul settimanale compaiano anche firme italiane di rilievo.
Risarcimenti e giustizia
Nonostante il botta e risposta, i due si sono ritrovati sul ruolo centrale della giustizia penale. «È assolutamente scorretto e sbagliato crocifiggere la Svizzera, tutto il popolo, quando le responsabilità sono circoscritte in modo abbastanza chiaro ed evidente», ha affermato Quadri. «Abbiamo due gerenti del Constellation e un Municipio che non ha fatto il proprio dovere. Chi ha responsabilità dovrà essere chiamato a renderne conto fino in fondo». Secondo Quadri, il dibattito è andato ben oltre una critica legittima: «La situazione è degenerata in una campagna d’odio mediatica, alla quale si è poi aggiunta la politica». Ha inoltre respinto l’idea che il possibile risarcimento evocato dalle autorità federali equivalga a un’ammissione di colpa: «Non c’è nessuna responsabilità della Svizzera come nazione». Sulla stessa linea Ducry, che ha richiamato il ruolo del procedimento giudiziario: «È il procedimento penale che accerterà le colpe. Ci sono ipotesi di reato, ma vale la presunzione di innocenza. Il risarcimento svizzero è un atto di buona volontà, di generosità, non un’ammissione di colpa». Un gesto, ha concluso l’ex procuratore, pensato per sostenere le persone colpite dalla tragedia, senza anticipare giudizi: «Lasciamo lavorare la giustizia».

