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Il caso
Crans-Montana, la Lega: «No alle ingerenze straniere, sì allo Stato di diritto»
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
5 ore fa
La Lega dei Ticinesi critica l’intervento dell’ambasciatore italiano e il silenzio del Consiglio federale, ribadendo la centralità della separazione dei poteri e della sovranità svizzera.

La Lega dei Ticinesi interviene con una presa di posizione netta sulla vicenda giudiziaria legata alla tragedia di Crans-Montana, dopo la decisione di scarcerazione di Moretti che ha suscitato indignazione in una parte dell’opinione pubblica ticinese. Nel comunicato diffuso oggi, sul rilascio il movimento esprime innanzitutto comprensione per il sentimento di rabbia e frustrazione di molti cittadini, rinnovando la propria solidarietà alle vittime e ai loro familiari. Tuttavia, la Lega richiama con forza i principi fondamentali dello Stato di diritto: «Il richiamo dell’ambasciatore italiano costituisce un’ingerenza inaccettabile del Governo italiano negli affari interni della Svizzera e mina proprio quel principio che dovrebbe essere rispettato da ogni democrazia. La Svizzera è uno Stato sovrano e non deve farsi dire da governi stranieri come applicare le proprie leggi».

L'intervento dell'Ambasciatore italiano

Nel mirino del partito finisce in particolare l’intervento dell’Ambasciatore italiano, definito «un’ingerenza inaccettabile del Governo italiano negli affari interni della Svizzera». Un gesto che, secondo la Lega, mina proprio quel principio di separazione dei poteri che dovrebbe essere alla base di ogni democrazia. «La Svizzera è uno Stato sovrano – si legge – e non deve farsi dire da governi stranieri come applicare le proprie leggi». Ancora più dura la critica rivolta alle autorità federali. Il comunicato parla di un «silenzio e di una debolezza preoccupanti» da parte del Consiglio federale, che avrebbe «dovuto reagire con fermezza a tutela delle istituzioni e della magistratura elvetica». In particolare, viene chiamato in causa il consigliere federale Ignazio Cassis, dal quale la Lega si sarebbe aspettata «una presa di posizione chiara e decisa» in difesa dello Stato di diritto. Il messaggio conclusivo è perentorio: «la politica deve restare fuori dalle aule di giustizia, in Svizzera come altrove».