Cosa posso comperare? “Mutande sì, pigiama no”
La chiusura dei negozi con eccezioni regala sorprese e anche un po’ di confusione. Ecco com’è Lugano in semi confinamento
di Teleticino/fsu
Cosa posso comperare? “Mutande sì, pigiama no”

Cosa è essenziale e cosa non lo è? Finché si parla di acqua, pane e companatico, nessuno ha da discutere. Ma quando, da ieri, la Svizzera entra in un nuovo semi confinamento e il governo stabilisce la chiusura di tutta una serie di negozi di beni non essenziali, le discussioni sono servite. Un esempio è il post del presidente del Ppd ticinese Fiorenzo Dadò, che si chiede come mai i preservativi siano vendibili, mentre i libri no. “Lo spirito non ha lo stesso diritto di delizia del corpo?”, scrive ai suoi follower.

I libri sono proprio uno di quei beni che più fa discutere in questi giorni, non solo l’editore valmaggese. Ma le eccezioni e i divieti sono tanti e non sempre chiarissimi, così Teleticino ha percorso le vie di Lugano per toccare con mano la merce che è ancora sugli scaffali.

Si dorme senza pigiama

Dall’ottico non ci sono dubbi, si resta aperti. Nel negozio di cosmetica anche e, almeno per il momento, si può vendere tutto. Nel negozio di intimo, invece, le cose si fanno complicate. “Siamo stati informati che possiamo vendere biancheria intima: reggiseni, mutandine, canottiere. Quello che va a diretto contatto con il corpo. Non ci è consentito vendere quello che non è intimo. Per esempio un pigiama o una vestaglia”, spiega la negoziante.

Cioccolato sì, orologi no

Terra di cioccolato e orologi, la Svizzera è una nazione divisa. Infatti se la dolcezza è ancora ammessa, il lusso resta con le serrande abbassate. Ma qualcuno resta aperto e confinato all’interno del negozio: “Siamo dentro a fare lavoro d’ufficio, per l’online”, racconta un venditore di orologi, “e su appuntamento possiamo consegnare la merce”.

I fioristi

San Valentino si avvicina e, per la gioia di mariti e amanti meno fantasiosi, oltre al cioccolato anche il mazzo di fiori non rischia di restare confinato in negozio. Anche qui non senza polemiche, i fioristi sono aperti. “C’è da dire che abbiamo i negozi pieni di piante e di fiori, quindi nel momento che ci fanno chiudere tutto quello che c’è all’interno andrebbe buttato ed è un peccato”, spiega un fiorista luganese.

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