Ticino
Cosa mostriamo dei nostri figli sui social?
Immagine Shutterstock
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10 mesi fa
La campagna digitale “Insta4Emma” vuole rendere attenti sui pericoli di condividere scatti di minorenni sui social. La responsabile del progetto: “I figli hanno il diritto di far rimuovere le immagini pubblicate senza il loro consenso”

È stata lanciata negli scorsi giorni la nuova campagna digitale “@Insta4Emma”, promossa dalla piattaforma nazionale Giovani e media dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). Scopo della campagna è quello di sensibilizzare genitori e persone di riferimento alla pubblicazione di foto online di bambini e giovani. Un gesto che spesso viene compiuto senza riflettere sulle possibili conseguenze, ma che può nascondere dei reali pericoli.

Un profilo “fake”

Proprio per rendere attenti sul fenomeno e proporre un cambio di prospettiva è stato creato un profilo Instagram “fasullo”, in cui i protagonisti non sono i bimbi, ma i loro genitori. A postare scatti e video è la piccola Emma di 7 anni, che condivide i momenti belli e brutti della sua famiglia, senza chiedersi se le immagini siano destinate a un vasto pubblico o se siano forse imbarazzanti per gli adulti immortalati. Come potrebbe fare un genitore. Si tratta quindi di un invito a riflettere prima di postare un contenuto.

Sharenting

Negli ultimi anni è stato coniato un nuovo termine - sharenting, dall’inglese share (condividere) e parenting (genitorialità/educazione) - per descrivere il fenomeno. “È un discorso molto ampio, che prende in considerazione il diritto all’immagine dei bambini, il loro diritto ad esprimere il proprio consenso alla pubblicazione di una loro immagine”, spiega a Ticinonews Martina Robbiani, responsabile del progetto.

La protezione della sfera privata è un diritto

Secondo uno studio condotto da Eu Kids online nel 2019, il 45% dei giovani tra i 15 e 16 anni ha dichiarato di aver già subito una violazione della propria sfera privata sui social da parte di famigliari o amici. Il 15% di loro ha chiesto la rimozione di informazioni o immagini pubblicate senza il loro consenso. “Quello che vogliamo attraverso questa campagna è anche informare i giovani sul loro diritto di far rispettare la loro sfera privata: possono chiedere la rimozione di immagini che sono state pubblicate senza il loro consenso”, puntualizza Robbiani.

Le ripercussioni sui giovani

Immagini imbarazzanti o sconvenienti possono avere anche conseguenze sui ragazzi, spiega Anne-Linda Camerini, dottoressa in Scienze biomediche all’Usi di Lugano. “Quando il bambino è piccolo ci sono magari meno conseguenze perché non sa cosa è stato condiviso. Ma a lungo termine può diventare un problema. Quando un bambino entra nell’adolescenza, inizia a creare la sua immagine e identità, sia online che offline. Può essere che alcune foto vengano riprese, commentate e l’adolescente si ritrovi a essere preso in giro o attaccato. Il giovane deve poi gestire questi problemi, che possono ripercuotersi sull’autostima o creare ansia sociale”.

Pedopornografia e grooming

Tra i fenomeni preoccupanti legati alla presenza di immagini e video di minori in rete, vi è quello dei reati pedopornografici in Internet, in cui criminali di tutto il mondo accedono in diretta all’abuso commesso su un minore. Oppure quello del grooming, l’adescamento online di minori a fondo pseudosessuale. C’è anche il “digital kidnapping”, la presa di foto di bambini che vengono ripostate come se fossero i propri figli. “C’è gente che si crea il proprio mondo online”, mette in guardia la dottoressa. “Da genitori è importante essere consapevoli cosa si condivide, quando e come. E quando il figlio cresce, chiedere se è d’accordo”.

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