Como: "È difficile aiutare gli eritrei"
Suscita commozione la vicenda di Nair, due mesi di età, che dorme nel parco. Ma sua mamma vuole restare lì
Redazione
Como: "È difficile aiutare gli eritrei"
Como: "È difficile aiutare gli eritrei"

Sta facendo discutere al di qua e al di là del confine la vicenda del piccolo Nair, un bambino eritreo di due mesi di età che da circa una settimana dorme con sua mamma Regatt nel parco di fronte alla stazione ferroviaria di Como, insieme ad altri trecento migranti, in attesa di poter entrare in Svizzera.

Una storia commovente che ha generato un'ondata di solidarietà nei confronti del piccolo. Ma sua mamma non ha accettato gli aiuti, spiegando di non avere intenzione di restare a Como e di voler proseguire il viaggio verso nord per raggiungere il marito, e padre di suo figlio, in Germania.

"Conosciamo bene la situazione della signora e del bimbo, abbiamo cercato di fornirle un aiuto già il primo giorno in cui è arrivata in città" afferma il prefetto di Como, Bruno Corda, al quotidiano Il Giorno. "Ma finora ha sempre rifiutato."

"La legge non ci consente di trattenere contro la loro volontà gli adulti" prosegue il prefetto. "Per questo Nair continua a dormire nel parco, dopo che la sua mamma ha rifiutato ogni soluzione alternativa temendo di essere separata dai connazionali."

Anche il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, conferma la diffidenza degli eritrei nei confronti di chi vuole aiutarli. "Sono fieri e determinati, accettano il nostro aiuto ma ci tengono a ribadire che non hanno alcuna intenzione di fermarsi in città. Loro sono in viaggio verso il Nord Europa e questa è solo una tappa."

Bernasconi spiega che da giugno sono giunti a Como 16 minorenni non accompagnati. "Li abbiamo presi con noi, accompagnandoli nei centri di assistenza. Ma facevamo fatica anche a offrire loro un bicchiere d'acqua e alla prima occasione se ne andavano."

Intanto anche dal Ticino l'Associazione Firdaus, Casa Astra, la Caritas e la Parrocchia di Chiasso si sono mosse per portare aiuto agli eritrei accampati in stazione. Ma si tratta di un aiuto temporaneo, perché i profughi hanno un solo obiettivo in testa: il Nord Europa.

(nella foto de Il Giorno il piccolo Nair con sua mamma Regatt)