“Commesse pubbliche senza interinali”
Dopo che il Tribunale federale ha bocciato la norma che costringe i vincitori di commesse pubbliche a rivolgersi prima agli Urc, alcuni deputati cercano di reintrodurre la misura
Redazione
“Commesse pubbliche senza interinali”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

Nel marzo scorso il Tribunale federale ha rigettato la modifica della legge sulle commesse pubbliche approvata nel 2017 dal Gran Consiglio. L’idea del parlamento cantonale era di impedire agli aggiudicatari di appalti di rivolgersi a lavoratori interinali. Ma il ricorso dell’associazione mantello delle agenzie interinali è stato parzialmente accolto, i giudici losannesi, però, hanno lasciato aperta la porta, spiegando che una limitazione del personale interinale nelle commesse pubbliche è comunque possibile, precisando per esempio dei criteri di stabilità dell’organico di una ditta che vuole aggiudicarsi un appalto pubblico.

Il consiglio del Tribunale federale è subito stato accolto da alcuni granconsiglieri di vari partiti. Un’iniziativa parlamentare generica sottoscritta da Claudio Isabella (primo firmatario), Lorenzo Jelmini, Giorgio Fonio, Sabrina Aldi, Roberta Soldati, Tamara Merlo, Laura Riget e Marco Noi, infatti, propone di riprovarci.

Il testo di “Interinali 2.0: per garantire la qualità nei lavori!” propone proprio di includere alcuni requisiti societari per l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Questi quelli proposti:
- il committente possa esigere dalla ditta offerente la stabilità sotto il profilo del personale impiegato e che la stessa svolga la commessa impiegando personale che dispone di esperienza nel campo ed è alle sue dipendenze già da tempo;
- la ditta aggiudicataria dell’appalto abbia la maggior parte dei lavoratori impiegati per portare a termine la commessa e che gli stessi siano già alle dipendenze della ditta e non siano invece assunti appositamente a tal fine.
- il committente abbia la facoltà di effettuare controlli del rispetto di quanto sopra indicato.

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