Ticino
Commesse pubbliche, il Ticino controllerà la parità salariale
Immagine Shutterstock
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2 mesi fa
Il Cantone ha deciso di avviare un progetto pilota a partire dal 1° luglio che prevede controlli da parte di un organo esterno sul rispetto della parità salariale per quelle aziende che si sono aggiudicate una commessa pubblica

Le aziende che nell’ultimo anno si sono aggiudicate una commessa pubblica da parte del Cantone Ticino potranno essere sottoposte a controlli per quanto riguarda il rispetto della parità salariale. Il Cantone ha infatti deciso di avviare a partire dal 1° luglio 2022 un progetto pilota con l’obiettivo di promuovere la parità salariale e garantire una concorrenza efficace. I controlli saranno eseguiti da un organo esterno composto da esperti certificati dalla Confederazione. Lo rende noto la Cancelleria dello Stato.

La fase pilota
Il progetto prende avvio con l’entrata in vigore della direttiva del Consiglio di Stato sui controlli della parità salariale nel settore delle commesse pubbliche del 15 giugno 2022, la quale stabilisce le modalità per lo svolgimento dei controlli. La fase pilota è prevista negli anni 2022 e 2023 ed è stata avviata con il sostegno finanziario dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) e consentirà una prima valutazione per stabilire futuri sviluppi.

Come verranno effettuati i controlli
Le verifiche saranno eseguite da un organo di controllo esterno composto da esperti/e certificati/e che seguiranno la procedura standard stabilita dalla Confederazione. Durante la fase pilota saranno selezionate almeno 5 aziende che impiegano oltre 100 lavoratrici e lavoratori che nel corso dell’ultimo anno si sono aggiudicate una commessa pubblica da parte del Cantone. Il progetto è coordinato dal Servizio per le pari opportunità e coinvolge il Centro di competenza in materia di commesse pubbliche (CCCPubb) e l’Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche (UVCP).

Cosa dice la legge
La Costituzione federale sancisce il diritto di donna e uomo ad un salario uguale per un lavoro di uguale valore (art. 8 cpv. 3). Un diritto che viene concretizzato nella legge federale sulla parità dei sessi (LPar), la quale vieta esplicitamente la discriminazione salariale (art. 3 cpv. 2). Questo significa che tutti i datori di lavoro sono tenuti a rispettare il principio della parità salariale. Nell’ambito delle commesse pubbliche, diversi articoli di legge prevedono la necessità di rispettare e garantire la parità salariale. In particolare, già da gennaio 2020 alle aziende viene richiesta l’autocertificazione dell’offerente della parità di trattamento tra uomo e donna ai sensi dell’articolo 39 del regolamento di applicazione della legge sulle commesse pubbliche e del concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 12 settembre 2006. Inoltre l’articolo 11 (lettera f) del concordato intercantonale sugli appalti pubblici del 25 novembre 1994 prevede che nell’aggiudicazione delle commesse venga osservato il principio della parità di trattamento tra donna e uomo. Il Cantone può dunque assegnare gli incarichi solo agli offerenti che garantiscono il rispetto della parità salariale. Un committente subordinato alla LCPubb deve pertanto garantire che nessun appalto pubblico sia assegnato ad un offerente che non rispetta tale principio.

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