“Chiudere le dogane significa tornare indietro”
Il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino ritiene che i controlli alla frontiera già ci siano e funzionano: “Dobbiamo far ripartire l’economia di frontiera”
di Radio3i/ls
“Chiudere le dogane significa tornare indietro”

Il Consiglio di Stato ticinese ha di nuovo scritto a Berna per chiedere di introdurre controlli sistematici alla frontiera con l’Italia e chiudere i valichi minori, prevedendo fasce mattutine e serali di eccezione per quei valichi più utilizzati dal personale sanitario. Il Governo ha infatti constatato che “il notevole flusso transfrontaliero appare solo parzialmente legato a motivi professionali” e teme che l’attuale assenza di controlli sistematici “rischia di ridurre l’effetto delle misure restrittive e gli sforzi profusi nella campagna di vaccinazione”.

Ma chi è dall’altra parte della frontiera non è dello stesso parere. Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, interpellato dai colleghi di Radio 3i, ritiene che i controlli già ci siano e occorre guardare avanti per far ripartire l’economia transfrontaliera. “Siamo in una fase cruciale per la vittoria nella pandemia: ci stiamo vaccinando al di qua e al di là del confine” sottolinea Massimo Mastromarino. “Immaginare provvedimenti che abbiamo attuato quando eravamo all’inizio di questa fase, significa tornare indietro. Dobbiamo guardare avanti e mettere in campo tutte quelle azioni che ci fanno ripartire. Chiudere le dogane significa tornare indietro. Chiediamo a tutti di fare un passo indietro con i personalismi, anche politici, e guardare a una ripresa che è a portata di mano”.

Tra le motivazioni addotte dal Governo per chiudere i valichi il fatto che molti italiani verrebbero in Svizzera senza i necessari motivi, come studio e lavoro, per i quali è concesso. Si assiste anche lo stesso effetto in Italia? “Da sindaco vedo che nessun ticinese sta venendo a Lavena Ponte Tresa”, risponde Mastromarino. “Significa che i controlli ci sono e funzionano. Tenendo conto dei soggetti che sono stati vaccinati e che sono guariti, del meccanismo dei tamponi, è il momento di passare a una visione dinamica della frontiera e non più statica. Dobbiamo decidere se restare in questo limbo o accelerare per superare la fase pandemica. Dobbiamo fare anche scelte che siano coerenti in questo senso. I controlli ci sono. Però dobbiamo cambiare atteggiamento e far ripartire questa economia di frontiera. L’ho già detto a marzo dell’anno scorso: o vinciamo tutti o perdiamo tutti”.

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