CCL: “O così o ce ne andiamo”
Ticino Manufactoring prende posizione sulle accuse mosse negli scorsi giorni sul CCL raggiunto insieme a TiSin per tre aziende del Mendrisiotto: “Non ci sono le condizioni per indennizzare certi lavori a salari politici”
di ls
CCL: “O così o ce ne andiamo”
Immagine CdT/Gabriele Putzu

Anche Ticino Manufacturing, associazione coinvolta nelle trattative per un CCL in tre aziende del Mendrisiotto assieme all’organizzazione TiSin, prende posizione sulla vicenda, dopo che i sindacati Unia e Ocst hanno parlato di manovre per aggirare il salario minimo, il cui termine per entrare in vigore scade a fine dicembre. Proprio le difficoltà di adattamento alla soglia unica definita dal Gran Consiglio hanno spinto i membri dell’associazione “a cercare delle soluzioni per evitare che l’entrata in vigore della soglia minima mettesse in pericolo l’esistenza stesse delle aziende e i molti posti di lavoro, la maggior parte dei quali con salari superiori alla soglia minima definitiva dal GC”, denuncia Ticino Manufactoring in una nota. Ma respinge le accuse secondo cui i lavoratori si trovano in una situazione peggiorativa con l’accordo raggiunto. “Al contrario, il contratto prevede diversi benefit, un concetto meritocratico che tiene conto della formazione e dell’anzianità e un’indennità di residenza per i lavoratori residenti”.

Gli obiettivi del CCL
La soluzione trovata attraverso il CCL, “definito dopo un intenso dialogo con le parti interessate”, è stata raggiunta per una serie di scopi, precisa l’associazione, che spiega quali sono:
1. preservare a medio-lungo termine la produzione in Ticino, ciò che “con l’entrata in vigore del salario minimo nei tempi e nei modi previsti - e la situazione Covid che ha eroso le riserve delle aziende - sarebbe stato semplicemente impossibile per aziende che hanno storicamente una determinata componente di lavorazioni manuali in fabbrica e che non possono essere automatizzate”.
2. preservare tutti i salari attualmente in vigore e permettere “adeguamenti verso l’alto in base a qualifiche, anzianità, indice dei prezzi e situazione sui mercati”. L’associazione precisa che “delle 12 soglie minime contemplate dal CCL la metà si trovano al di sopra del salario minimo cantonale, mentre la maggior parte dei collaboratori delle aziende sono già oggi sopra la soglia minima”.
3. garantire una clausola “moderna e innovativa” relativa all’indennità di residenza, ciò che attualmente “nessun altro CCl contempla”. Questa permette di “tenere conto delle particolari necessità dei dipendenti residenti”.
4. rispettare i regolamenti aziendali delle singole aziende che aggiungono ulteriori prestazioni a quelle previste dal CCL, definite singolarmente da ogni azienda. Tra queste vengono citate il servizio mensa, un contributo maggiore di cassa pensione, ulteriori giorni di vacanza e congedi e altre prestazioni extralavorative.

Lavoratori senza qualifica e salario minimo
Attualmente, fa notare l’associazione Ticino Manufactoring, sono diversi i CCL - firmati da altri sindacati - che contemplano “salari minimi inferiori alla soglia definita dal Gran Consiglio”. Il CCL sottoscritto da Ticino Manufactoring prevede, come detto, soglie diverse a seconda del livello di formazione e di anzianità del dipendente: “Il primo livello riguarda unicamente attività manufatturiere svolte da collaboratori senza qualifica e privi di una formazione professionale. Le condizioni di tutte le altre mansioni qualificate rientrano in soglie superiori al salario minimo, considerano una scala salariale meritocratica e prevedono diversi elementi migliorativi rispetto alla situazione attuale”.

Evitare licenziamenti e delocalizzazioni
Prendendo atto con “grande preoccupazione” delle reazioni del mondo sindacale, Ticino Manufactoring difende l’operato delle aziende coinvolte, attive da molti anni sul territorio ticinese, che “garantiscono numerosi impieghi sopra la soglia minima” e si sono adoperate “per il mantenimento di tutti questi posti di lavoro in Ticino”, nonché generare “un importante indotto per altre imprese situate in Ticino”. Per l’associazione la possibilità di indennizzare determinate attività manufatturirere ai salari orari definiti politicamente, “non è al momento data” e la sola alternativa che resterebbe è “quella di delocalizzare parte della produzione o interi settori”. Inoltre, “visti i tempi dell’introduzione della legge sul salario minimo e la concomitanza con la pandemia, sarebbe stato inevitabile procedere a licenziamenti di massa che avrebbero coinvolto non solo la minoranza dei collaboratori senza qualifiche, ma anche quei profili qualificati o altamente qualificati direttamente legati all’attività delle imprese”. Ticino Manufacturing invita quindi ad affrontare il dibattito legato alle attività manifatturiere in Ticino “con i dati alla mano, senza cadere in gravi accuse e senza alcuna base nella realtà”.

TiSin convoca una conferenza stampa
Domani, 14 settembre, l’organizzazione Tisin ha programmato una conferenza stampa per presentare il nuovo CCL delle industrie, al centro della discordia. Sarà presente il presidente Nando Ceruso.

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