Ticino
Caso Jacques Baud, depositata una risoluzione in Gran Consiglio
©Chiara Zocchetti
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Redazione
2 giorni fa
L’atto, promosso da Massimiliano Ay e firmato da deputati di più schieramenti, chiede al Consiglio federale di intervenire contro le sanzioni UE e di garantire tutela consolare all'ex colonnello dell'esercito svizzero.

Il caso dell’ex colonnello dell'esercito svizzero Jacques Baud, inserito in una lista di persone sanzionate dall'Unione Europea in relazione alla guerra in Ucraina, approda in Gran Consiglio. Il deputato Massimiliano Ay (PC) ha infatti depositato presso l’Ufficio presidenziale una risoluzione generale ai sensi dell’art. 111 della Legge sul Gran Consiglio, intitolata "Per "garantire la libertà di espressione e la tutela consolare dei cittadini svizzeri sanzionati dall’Unione Europea senza un equo processo". La risoluzione è firmata da deputati di diversi schieramenti politici: oltre ad Ay, figurano Tiziano Galeazzi (UDC), Tuto Rossi (UDC), Lea Ferrari (PC-POP), Maria Pia Ambrosetti (HelvEthica Ticino), Roberto Ostinelli (Indipendente), Omar Balli (LEGA), Roberta Soldati (UDC), Alessandro Mazzoleni (LEGA), Andrea Sanvido (LEGA) e Sem Genini (LEGA).

Le critiche alle sanzioni UE

Nel testo si afferma che Baud è stato inserito nella lista "con la sola accusa di aver espresso opinioni personali dissenzienti in merito agli attuali conflitti geopolitici". I firmatari esprimono anche preoccupazioni per le conseguenze delle sanzioni: "Oltre a rappresentare un ostacolo alla libertà di espressione e ai diritti costituzionali di un nostro concittadino, comportano il congelamento dei suoi beni, il blocco dei suoi conti bancari, l’interdizione di qualsiasi transazione finanziaria, e il divieto di viaggiare".

Diritti fondamentali e assenza di un equo processo

Secondo la risoluzione, la procedura seguita è lesiva dei diritti fondamentali, in particolare della libertà di espressione garantita dalla Costituzione federale. Viene inoltre criticato il fatto che le misure siano state decise "da un organismo politico e non da un tribunale indipendente", senza un regolare procedimento giudiziario, senza che l’interessato abbia potuto esercitare il diritto di difesa e senza che siano state dimostrate a suo carico azioni penalmente rilevanti.

La richiesta al Consiglio federale

La risoluzione invita quindi il Consiglio federale a impedire che tali sanzioni vengano applicate, direttamente o indirettamente, sul territorio svizzero, anche da parte di banche e istituzioni finanziarie. Al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) viene invece chiesto di garantire piena protezione consolare al cittadino coinvolto e di attivare i canali diplomatici per formalmente protestare con l’Unione Europea sulla procedura adottata.