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Ticino
Caso Hospita, sì alla Commissione Parlamentare d'inchiesta: ecco i nomi
©Gabriele Putzu
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Redazione
16 ore fa
Il Gran Consiglio ha dato luce verde alla CPI chiamata a fare piena chiarezza sulle eventuali responsabilità politiche sul caso Hospita. A farne parte saranno Ferrara, Cotti, Canetta, Bourgoin, Giudici e Roncelli.

Sul caso Hospita sarà istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta (CPI). Lo ha deciso questo pomeriggio il Gran Consiglio, che ha approvato il rapporto di maggioranza della Commissione della Gestione, che invitava a istituire una CPI. A esprimersi a favore 66 deputati, 15 contrari e un astenuto. Bocciata invece la proposta di istituire una commissione tecnica indipendente, formata solo da commissari tecnici, proposto dal rapporto di minoranza.

Una CPI composta da 6 membri

Durante il dibattito è stato approvato, con 63 voti favorevoli e 15 astenuti, l'emendamento dei Verdi Liberali, che chiedeva di allargare i componenti della CPI a 6 membri. A farne parte saranno Natalia Ferrara (PLR), Giuseppe Cotti (Il Centro), Maurizio Canetta (PS), Samantha Bourgoin (Verdi), Andrea Giudici (UDC) ed Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino &Lavoro). La presidenza va a Natalia Ferrara.

Sirica: "Gli strumenti ordinari si sono rivelati insufficienti"

Fabrizio Sirica (PS), relatore del rapporto di maggioranza, ha ricordato l’iter che ha portato la maggioranza della Commissione della gestione a proporre l’istituzione di una CPI . “Il rapporto non nasce da un impulso emotivo né da un riflesso di parte, ma è l’esito di un iter serio, avviato con la volontà di fare chiarezza attraverso gli strumenti ordinari dell’alta vigilanza parlamentare. Tuttavia, questi strumenti si sono rivelati insufficienti”, ha ricordato il deputato socialista. “La sottocommissione speciale ha lavorato, raccolto elementi e richiesto audizioni, ma si è scontrata con limiti oggettivi: inviti declinati da importanti esponenti istituzionali. In assenza di collaborazione, è stato impossibile sciogliere nodi essenziali. Da qui la necessità di proseguire”. La maggioranza della Gestione è quindi giunta alla conclusione che lo strumento più funzionale sia una CPI composta da deputati. “La lettura politica (e non partitica) è considerata fondamentale per comprendere e analizzare le diverse situazioni emerse”, ha proseguito Sirica. “Comportamenti inopportuni, o anche solo percepiti come tali, non minano solo la reputazione individuale, ma erodono la credibilità dell’intero edificio istituzionale. La vigilanza su questi aspetti spetta al Parlamento, non ai tecnici”. La CPI non si occuperà di “quisquilie partitiche”, ha aggiunto, ma di aspetti rilevanti per il funzionamento del sistema politico.

Piccaluga: “Vogliamo un controllo più solido”

Daniele Piccaluga (Lega), relatore del rapporto di minoranza, ha invece chiesto di istituire una commissione tecnica indipendente, composta da tre esperti esterni, non attivi politicamente. “Una CPI può essere uno strumento serio, ma può anche trasformarsi in un processo politico travestito da indagine, dove il rumore copre i fatti e la tattica prende il posto del metodo. Il timore è che diventi uno spettacolo poco istituzionale, più utile ai titoli che alla chiarezza”. Piccaluga ha sottolineato che “non si tratta di sottrarsi al controllo, ma di chiedere un controllo più solido, credibile e difendibile”: “Quando sono i politici a giudicare altri politici, il rischio non è solo di sbagliare, ma di non essere creduti nemmeno quando si lavora bene. L’obiettivo non è alimentare la polemica, ma ridurre l’incertezza e aumentare la chiarezza: “La verità non ha bisogno di una scena, ma di un metodo. Meglio una verità verificata che una verità applaudita”.