Burioni: “Il vaccino? Primi dati confortanti”
Intervista al noto immunologo italiano Roberto Burioni, che venerdì era a Lugano nell’ambito di Endorfine Festival
di teleticino/ls
Burioni: “Il vaccino? Primi dati confortanti”

Roberto Burioni, noto immunologo italiano, è stato ospite venerdì alla seconda edizione di Endorfine Festival. Una presenza che ha fatto registrare il tutto esaurito a Lugano. Teleticino era presente ed è riuscito a intervistare il medico, con cui ha parlato a 360 gradi sul coronavirus e lo stato della ricerca sul vaccino, sui conflitti tra scienza e politica per le misure da adottare, sull’arrivo della stagione fredda e il movimento no vax.

“Siamo di fronte a una storia senza precedenti, è arrivato un nuovo virus che non avevamo mai visto nell’era moderna” ha esordito Burioni. Per il virologo “l’unica arma” che abbiamo al momento (finché non si trova un vaccino o altre cure risolutive) per limitare la diffusione dei contagi resta la responsabilità individuale. “Il virus non si trasmette da solo, ma grazie a un comportamento a rischio di un individuo. Siamo tutti sulla stessa barca: se ognuno è responsabile, tutti ne trarremo beneficio. Se ci sono degli irresponsabili è un guaio per tutta l’umanità”. Per questo è anche importante, con l’arrivo della stagione fredda, “vaccinarsi contro l’influenza, potenziare i test e continuare a usare le mascherine”.

Per quanto riguarda la ricerca del vaccino Burioni sottolinea che è difficile fare previsioni. “Un anno fa era impensabile poter creare un vaccino in meno di due anni. Ora lo abbiamo fatto in 62 giorni. I primi dati dei vaccini sono molti confortanti in termini di efficacia. Ora però arrivare la seconda parte e bisogna confermare la sicurezza. Gli effetti collaterali devono essere molto lievi o rari”.

Quello che attira attualmente l’attenzione di Burioni è la riapertura delle scuole in Italia prevista per lunedì visto che “non è ancora chiaro qual è il ruolo dei bambini nella trasmissione della malattia. Speriamo che questo non porti a una circolazione troppo forte del virus”.

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