Basterà la tecnologia a fermare la violenza negli stadi?
La proposta del direttore del DI Norman Gobbi di introdurre l'identificazione facciale non piace a tutti
Redazione
Basterà la tecnologia a fermare la violenza negli stadi?
Basterà la tecnologia a fermare la violenza negli stadi?

Come ricorderete, per far fronte agli episodi di violenza negli stati ticinesi il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha recentemente proposto l’introduzione di apparecchiature per l’identificazione facciale e il controllo di documenti d’identità da istallare agli ingressi. In caso contrario, aveva spiegato alla RSI, addio pubblico.

La proposta ha inevitabilmente diviso società e tifosi. Interpellato dal Caffè il direttore generale dell’Hockey Club Lugano Jean-Jacques Aeschlimann ha confermato che il club bianconero è pronto al confronto: “Bisognerà vedere se questi nuovi strumenti ci consentiranno di risparmiare, di prendere magari meno multe per colpa di tifosi, una minoranza, che non si comportano correttamente".

Ma se da un lato per una società più ricca far fronte all’acquisto di questi nuovi sistemi non dovrebbe essere un problema insormontabile, per le società più piccole potrebbe non essere altrettanto facile. Per la sicurezza spendiamo più di quanto incassiamo dai biglietti delle partite. Comprare nuovi strumenti vuol dire fare investimenti importanti – ha spiegato il DS del Chiasso Nicola Bignotti al domenicale - Questi mezzi rischiano di allontanare dagli stadi le famiglie e i tifosi pacifici che sono il 99.9%".

Secondo il presidente del Lugano calcio Angelo Renzetti, che concorda con la proposta di Gobbi, “la tecnologia è utile per garantire la tranquillità negli stadi, ma non basta. Serve la collaborazione con i gruppi dei tifosi organizzati, un po’ sul modello inglese”.

Più scettici, invece, i tifosi organizzati.

Tutti i dettagli nell’edizione odierna del Caffè