Ticino
Autolavaggi momò con l’acqua alla gola
Immagine Shutterstock
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15 giorni fa
In assenza di precipitazioni, gli autolavaggi del Mendrisiotto devono fare i conti con una chiusura temporanea. “La cifra d’affari crolla praticamente a quasi zero, se non per magari altri servizi come l’aspirapolvere o altri prodotti a disposizione per la pulizia”, ha spiegato Roberto Bonfanti

Nel Mendrisiotto manca l’acqua e la popolazione, ormai da settimane, viene invitata a usarla in modo parsimonioso. Anche alle aziende viene chiesto di fare il possibile per evitare gli sprechi, ma c’è un settore per il quale l’acqua rappresenta una materia prima indispensabile: gli autolavaggi. Quelli di Mendrisio sono infatti fermi al palo, come confermato dal presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile – sezione Ticino – Roberto Bonfanti. “È da un mese che gli autolavaggi, come pure tutto quello che è al di fuori dell’utilizzo domestico, devono contenere il consumo d’acqua”. Il divieto, quindi, è arrivato anche per loro, costretti a chiudere momentaneamente le attività nel Mendrisiotto.

Cifra d’affari quasi a zero
Una chiusura forzata che comporta una cifra d’affari praticamente nulla. Non sono infatti previste indennità per il lavoro ridotto, mentre premunirsi con un assicurazione sarebbe troppo oneroso. “Dal momento che arriva la chiusura è responsabilità dell’attività mantenere questo divieto, e non vi è alcun risarcimento a riguardo”, spiega Bonfanti, “quindi la cifra d’affari crolla praticamente a quasi zero, se non per magari altri servizi come l’aspirapolvere o altri prodotti a disposizione per la pulizia. Ma le ‘piste’ degli autolavaggio sono ferme “e hanno una cifra d’affari pari a zero”.

In attesa di precipitazioni
Guardando all’immediato futuro, la pioggia che garantirebbe la riapertura degli autolavaggi non è prevista. E in ogni caso, un temporale di breve durata non sarebbe sufficiente. “Nel passato lo abbiamo visto: non bastano tot precipitazioni. Ci vuole un quantitativo minimo che deve cadere al suolo per far tornare i bacini a un certo livello”. Affermazioni che trovano conferma nelle esperienze pregresse: “non bastano le prime precipitazioni a garantire la riapertura. Fintanto che il livello non arriva a una situazione di minimo la chiusura permane”, ha concluso il presidente.

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