Commercio
"Apriamoci pure noi": i commercianti vogliono la modifica alla legge sui negozi
Redazione
9 mesi fa
“Apriamoci pure noi”. Con questo slogan le società ticinesi dei commercianti hanno lanciato la loro campagna in favore della modifica della Legge sull’apertura dei negozi, rispondendo anche al fronte dei contrari, che baserebbe le sue argomentazioni su scenari non corretti.

Dalla modifica di legge su cui voteremo il 18 giugno a essere maggiormente toccati saranno i rappresentanti di diverse società dei commercianti ticinesi, che hanno voluto invitare a votare ‘Sì’. Questi hanno insistito sul fatto che le aperture domenicali non sono un obbligo, bensì una possibilità. E nel settore – ci dice Lorenza Sommaruga di Federcommercio - sarebbero in molti a volere aprire di domenica. “L’interesse c’è, perché vorrebbe dire avere un’opportunità in più”, spiega Sommaruga. “Se la votazione dovesse andare in porto, ci sarebbero negozi con una certa superficie che potrebbero tenere aperto”. I referendisti sostengono che la modifica di legge favorisca principalmente la grande distribuzione. Federcommercio, che rappresenta piccoli commercianti e grande distribuzione, è tuttavia certa del fatto che le possibilità offerte dalla legge vanno a beneficio soprattutto dei piccoli. Un negozio da quattrocento metri quadrati, ad esempio, non è considerato un grande magazzino e ce lo conferma anche Sommaruga: “non lo è per niente, non è neanche la metà di un primo piano di un grande magazzino”.

Lugano

Le modifiche alla legge sono tre: fra queste, quella che ha fatto più discutere è l’estensione della possibilità di aprire la domenica ai negozi con superficie fino a 400 metri quadri nelle regioni turistiche. Oggi, la domenica i commerci possono aprire fino a 200 metri quadri nelle località turistiche, come Lugano, dove Rupen Nacaroglu presiede la locale società commercianti. Oggi, però, a Lugano c’è già chi potrebbe aprire la domenica, anche se solitamente rimane chiuso. Per Nacaroglu il motivo è da ricondurre al fatto che molti negozianti ragionano sul fatto che “siamo in pochi a poter aprire; se altri avessero questa possibilità allora faremmo di conseguenza”. Il presidente della società commercianti di Lugano ci tiene anche a sottolineare che si tratta “di un percorso a lungo termine, quindi è impossibile pensare che una volta passata la legge tutti i negozi che ne avranno la possibilità apriranno subito”.

Locarno

“Se ci sarà un negozio più grande vicino al nostro, probabilmente lavoreremo di più anche noi perché verrebbe a crearsi un circolo virtuoso, quindi apriamoci”. Parole di Michela Pagliuca, commerciante di Locarno, secondo cui tenere aperto significa marcare presenza, sia per residenti sia per turisti. E a chi avanza timori per la salvaguardia dei diritti del personale, Pagliuca risponde che “ci siamo noi a lavorare nelle nostre botteghe e la maggior parte non ha personale, quindi il problema non si pone”.

Regioni turistiche: due terzi del Cantone

Quelle che il Cantone definisce “regioni turistiche” corrispondono a due terzi del nostro territorio cantonale. I contrari temono che queste modifiche siano un primo passo per una liberalizzazione completa. “Attualmente questo non è il tema, in quanto ora l'argomento sono le tre modifiche, che sono state richieste e votate dal Gran Consiglio”, spiega ancora Nacaroglu, precisando che le parti sociali “le hanno contestate e chiesto un referendum, dando vita a un racconto irreale: quello di mettere i lavoratori nelle condizioni di dover lavorare tutto il tempo”. Ed è proprio questo il punto di discussione su cui Nacaroglu ha intenzione di concentrarsi, perché "le 3 modifiche sono ben chiare non si parla assolutamente di lavoro o aperture generalizzate”.