Ticino
"Ansia, insonnia e paura sono assolutamente normali"
Parla Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale che partecipa alla gestione dell'hotline di supporto alla popolazione
La Redazione
"Ansia, insonnia e paura sono assolutamente normali"
"Ansia, insonnia e paura sono assolutamente normali"

L'hotline inizialmente era pensata solo per il personale medico e sanitario, per permettergli di comunicare le proprie difficoltà date dall'emergenza COVID-19. Ora invece lo 0800 144 144 è aperto a tutta la popolazione, e rivolto esplicitamente a chi sente di aver bisogno di ascolto e supporto psicologico in questo momento difficile, ogni giorno dalle 7 di mattina alle 23 di sera. "L'hotline" spiega Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale coinvolta nel progetto, in collegamento con il TG Speciale di Teleticino, "è aperta a tutti e vi rispondono esclusivamente specialisti, psicologi e psichiatri che appartengono alla società ticinese di psichiatria e all'associazione ticinese degli psicologi. Garantiamo quindi che gli interlocutori sono specialisti e si viene messi in contatto con loro in maniera completamente anonima".Cosa vi ha spinto ad estendere questo servizio alla popolazione?"L'attivazione segue una curva ben precisa, che nel nostro caso è data dal cambiamento psicologico di fronte alla crisi. Seguendo questa curva ci siamo concentrati inizialmente sui sanitari ma oggi, in cui una fase di frustrazione sta arrivando alla fine, ci concentriamo sulla popolazione. Popolazione in cui in questa fase si verifica un calo dell'energia, un aumento di svogliatezza e, anche qui, della frustrazione. Abbiamo voluto creare dei canali dove si potesse sfogare questa frustrazione".

Lei ha parlato di calo della motivazione, specie con le belle giornate. Dopo due settimane la gente tende a ricominciare ad uscire. Secondo voi, che avete questo contatto con la popolazione, ce la faremo a resistere?"Ce la facciamo. La popolazione ha dato grande prova di resilienza, di capacità di reinventarsi e trovare risorse per affrontare la situazione. Evidentemente la primavera va a toccare questo bisogno e c'è la voglia di muoversi e di stare all'aria aperta. Noi, nelle nostre telefonate, constatiamo però che la prima mancanza è quella dell'affetto fisico: a tante persone manca la possibilità di stringere i propri cari e di potervisi avvicinare".Chi si rivolge a voi? C'è una fascia particolare della popolazione o è eterogenea?"Direi che è eterogenea, nel senso che noi ci aspettavamo inizialmente una fascia d'età più anziana, visto l'utilizzo del telefono, e di sentire meno i giovani. Invece non è così, ci telefonano anche giovani che patiscono questo isolamento, come persone che segnalano ansie o paure date dalla situazione. C'è paura del contagio ma anche la paura di aver contagiato qualcuno, cosa che emerge spesso nelle telefonate. Ma in molti casi si ha semplicemente il bisogno di parlare, e penso che gli specialisti possano aiutare a mettere in parole quello che molte persone sentono ma magari fanno fatica ad esprimere".

Ma come placare quest'ansia, quando c'è?"La prima risposta è l'ascolto: già dare un contenitore aiuta. La seconda misura è di 'normalizzare' quelle che sono delle emozioni naturali: la persona spesso ha paura di essere 'diversa', 'strana' o 'eccessiva' a pensare o sentire certe cose. Invece si tratta di cose del tutto normali, specie in questa situazione (pensiamo ai disturbi del sonno, o sentire oppressione al petto o fare fatica a ingranare al mattino, per esempio), e farlo capire a chi chiama aiuta a placare la paura.Che consiglio si può dare invece per utilizzare meglio il tempo a casa? Per non rischiare di passare la giornata in pigiama..."Serve scandire il tempo, e aiuta avere dei riferimenti esterni: la chiamata fissa con amici o parenti, o per esempio il corso online di yoga. Sono cose che aiutano a tenere il ritmo quotidiano e ad evitare l'isolamento, per farci sentire parte di un gruppo. Un po' di rigore inoltre può aiutare e ci aiuta ancora di più se lo facciamo scambiando con altre persone".C'è qualcosa di positivo, a suo parere, che possiamo trarre da questa condizione?"È una cosa molto discussa e che io riassumerei in una frase: 'per andare avanti ho bisogno degli altri'. Penso sia l'insegnamento più immediato che si può trarre: negli ultimi 20/30 anni abbiamo preso una direzione molto individualista, in cui si accedeva a tutto in maniera molto individuale. Questa situazione ci fa capire che senza l'aiuto dell'altro non vado da nessuna parte, e spero che aiuti a riscoprire una dimensione sociale, anche per i giovani che sono nati in questo clima individualista".Più volte è capitato di sentire dire: "Ai nostri nonni hanno chiesto di andare in guerra, a noi chiedono di restare a casa". La differenza c'è, ma in fondo non è così facile neanche rimanere a casa..."Paradossalmente questo stare sul divano pesa molto a livello psicologico: impone delle regole e del rigore ed è una prova per la società odierna. Lo sforzo che viene fatto va riconosciuto, e lo si sente anche dalle telefonate che riceviamo. Tocchiamo con mano situazioni che richiedono una forza incredibile, per esempio persone cui un caro è malato, isolato e lontano e senza possibilità di avere un contatto. Riconosciamo quindi lo sforzo dei nostri nonni ma anche quello odierno".