Aiuti, una petizione per modificare i criteri d’accesso
A lanciarla il designer indipendente di Curio Domenico Amodeo, che da mesi ha più volte contattato le istituzioni: “L’indennità è un dovere istituzionale. Occorre rivalutarne i criteri di diritto”
di ls
Aiuti, una petizione per modificare i criteri d’accesso

Domenico Amodeo è un designer indipendente di Curio che negli ultimi mesi ha più volte contattato le istituzioni a livello cantonale e federale affinché vengano adattate le basi legali per gli strumenti di indennizzo agli indipendenti e alle PMI. Tra le diverse risposte ricevute dalle istituzioni, anche quella del Dipartimento federale dell’interno, che gli ha suggerito di “dare il più possibile risonanza nella speranza di attivare un sostegno parlamentare”. Ecco quindi che Amodeo, assieme al videomaker grigionese Filippo Giani, ha eloborato un corposo documento, redatto in tre lingue nazionali, che propone al Parlamento 8 punti di modifica per ricevere gli aiuti. È stata inoltre lanciata una petizione online intitolata “the good wave” (l’onda buona) al fine di sollecitare interesse sul tema. La raccolta firme è iniziata ieri. “Sappiamo che politicamente una petizione non è vincolante per le istituzioni, ma può avere la funzione di spunti di riflessione per l’imminente dibattito parlamentare, se il numero delle firme risulta consistente e significativo”, fa sapere Amodeo.

Le modifiche proposte
Le modifiche legislative proposte concernono diversi punti, in particolare i criteri di selezione per ricevere le indennità previste dalle ordinanze relative alle misure economiche Covid-19. A saltare all’occhio la richiesta di modificare i criteri di diritto per l’accesso alle Indennità di perdita di guadagno (IPG Corona) e dei casi di rigore, rendendoli progressivi e con diverse soglie di accesso. In sostanza si prevedono indenizzi anche per chi ha subito una perdita inferiore al 40%.

Aiuti, una petizione per modificare i criteri d’accesso

Nel corposo documento vengono illustrate le difficoltà di chi non rientra tra gli aventi di diritto alle indennità: “Un libero professionista, un designer, un artigiano che opera tramite la sua microimpresa o la sua ditta individuale e fa parte dei cosiddetti indipendenti, se subisce il 35% di perdite (un terzo del fatturato) questo non viene ritenuto sufficiente per poter accedere all’IPG Corona, non viene ritenuto sufficiente per poter accedere ai Casi di rigore, non viene ritenuto sufficiente nemmeno da Suisseculture per la Nothilfe, se operatore culturale. Non si ottiene nessun indennizzo. Ma si riceve lo stesso trattamento di chi effettivamente non ha subito perdite. Per un piccolo imprenditore, un artigiano o libero professionista che riesce a fatturare 6’000-7’000 CHF al mese, riesce a vivere, a pagare l’affitto, le bollette, la cassa malati, le spese di esercizio. Ma un calo del 35% del fatturato significa che non è in grado di pagare più l’affitto. Allora deve tirare fuori i propri risparmi dalle riserve. E tale pratica avviene non in un breve periodo eccezionalmente negativo (fisiologico per qualunque azienda), ma da mesi e mesi continuativi e, dopo un anno, i risparmi non ci sono più per colmare i buchi”.

La priorità dello Stato deve essere il cittadino
Per i promotori dell’iniziativa in questo momento storico la priorità dello Stato deve essere quella di affiancare chi necessita di supporto e indennizzo “senza esclusioni dovute a soglie di diritto e limitazioni grossolane e semplicistiche o semplificative”.

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