“A rischio 480 locali e 4’500 posti di lavoro”
Un sondaggio di GastroTicino indica prospettive poco rosee per gli esercizi pubblici ticinesi, confrontati con importanti perdite di cifre d’affari
di ls
“A rischio 480 locali e 4’500 posti di lavoro”
Foto CdT

Un esercizio pubblico su cinque in Ticino rischia di non aprire nel 2021, ciò che corrisponde a circa 480 locali su un totale di 2’400. Lo indica un sondaggio effettuato da GastroTicino a fine dicembre, a cui hanno partecipato 138 soci (il 10% degli iscritti all’associazione). Tra questi si contano proprietari di ristoranti (79), alberghi (18), bar e snack bar (14), osterie (7) e grotti (3). Per quanto riguarda i posti di lavoro, oltre un terzo degli interpellati ha indicato che ha già licenziato o dovrà licenziare personale. “Considerando una media di circa 2 dipendenti rimasti senza lavoro per ognuno dei 2’400 esercizi ticinesi, possiamo stimare che oltre 4’500 persone rischiano il posto di lavoro”, rileva GastroTicino. Secondo l’associazionoe di categoria questi dati rischiano però di diventare ancor più negativi visto che la maggioranza delle risposte è arrivata quando ancora non si sapeva di un possibile prolungamento della chiusura di bar e ristoranti fino a fine febbraio (una decisione in merito è attesa mercoledì da parte del Consiglio federale, ndr).

Cifre d’affari in picchiata a novembre e dicembre
Se in estate alcuni locali (solo 15) hanno segnalato un aumento della cifra d’affari grazie al buon afflusso turistico, le chiusure imposte dalle autorità cantonali e federali durante la prima e seconda ondata hanno provocato una forte perdita di cifra d’affari. “Durante il 2020, 76 locali hanno accusato una perdita tra il 10 e il 50%, con addirittura 14 aziende che accusano perdite dal 50 a oltre l’80%. In totale sono colpiti 90 esercizi della ristorazione e albergheria, in pratica 2 su 3, senza contare quelli che hanno marciato sul posto”. Particolarmente difficili i mesi di novembre e dicembre, rimarca ancora GastroTicino. “Se si considera il solo mese di novembre 2020 con già in vigore diverse restrizioni, si nota che aumentano i locali che hanno avuto diminuzioni della cifra d’affari e, soprattutto, che si alzano le percentuali delle perdite con il raddoppio dei locali che hanno accusato diminuzioni tra il 50 e oltre l’80%”. Ancor più drammatica la situazione a dicembre, con parte del mese in lockdown. “Solo 8 locali sono nelle cifre nere, 15 hanno marciato sul posto e ben 110 sono in perdita, con 85 esercizi che accusano perdite dal 40% in su, e ben 53 casi con una diminuzione dal 60% in su (più di un terzo!)”.

Fortemente utilizzato il lavoro ridotto
Il sondaggio ha infine dimostrato che uno strumento molto utilizzato è stato quello del lavoro ridotto, richiesto praticamente da tutti gli intervistati. Allo stesso tempo si evince che “quasi nessuno ha chiesto o ottenuto la compensazione del reddito dopo giugno 2020 e che la stragrande maggioranza non crede di poter chiedere gli aiuti in base ai criteri di fine dicembre per i casi di rigore”. Per quanto concerne il pagamento dell’affitto, “un terzo non ha ricevuto riduzioni, poco più di un terzo le ha ricevute e in 26 casi su 138 si trattava di proprietari dei muri”. In merito al risarcimento da parte delle assicurazioni, si nota che quasi un terzo lo ha ricevuto, mentre negli altri casi non si era purtroppo coperti o in minima parte non è stato richiesto.

Le richieste dell’associazione
Date queste premesse, GastroSuisse e GastroTicino chiedono “decisioni certe, aiuti rapidi e a fondo perso, con procedure di richiesta semplici”.

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