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«200 franchi bastano», il Comitato contrario scende in campo
L'8 marzo si avvicina e il popola sarà chiamato ad esprimersi sull'iniziativa «200 franchi bastano». I primi sondaggi preoccupano: nasce così comitato contrario con diverse personalità civili tra cui ex politici. «Se l'iniziativa sarà accolta avrà conseguenze gravissime», dice il coordinatore, già consigliere di Stato Luigi Pedrazzini.

L’8 marzo si avvicina. L’oggetto in votazione è l’iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)». Essa propone infatti di ridurre il canone annuo radiotelevisivo a soli 200 franchi. «La SSR dovrebbe limitarsi a fornire «un servizio indispensabile alla collettività»», spiega il comitato iniziativista. In risposta, al grido di «non silenziamo la Svizzera italiana», nasce il comitato contrario. Un comitato civile con diverse personalità giornalistiche ed ex politiche. Il coordinatore è l’ex consigliere di Stato Luigi Pedrazzini che si espone in maniera netta: «È un’iniziativa che, se dovesse essere accolta, avrà conseguenze gravissime», dice. «Chi la sostiene parla di risparmi e cifre, ma noi vogliamo parlare di contenuti e di compiti che ha la radiotelevisione della Svizzera Italiana e dell’importanza del servizio pubblico, soprattutto per la nostra regione», spiega Pedrazzini.

"Un paradosso"

A tal proposito, ieri si è espresso il Consiglio Federale, consigliando di respingere l’iniziativa. Dai primi sondaggi il sì è in vantaggio di corto muso con 50% di favorevoli su un 48% contrario. Tra i simpatizzanti UDC, l’85% approverebbe l’iniziativa. Un paradosso secondo il consigliere nazionale PLR e membro del comitato politico contrario Alex Farinelli: «Chi va ad idolatrare la democrazia diretta dovrebbe dire ‘mettiamo a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti possibili per farla funzionare’. In questo caso vuole distruggere, o limitare molto, uno degli elementi che aiuta il sistema di democrazia diretta che vogliamo mantenere nel nostro paese».

I 100 franchi di risparmio

A risentirne, secondo il comitato, è il servizio pubblico, la vita culturale e lo sport. Sotto la lente, dunque, capisaldi del mosaico culturale svizzero, come la pluralità e le minoranze linguistiche. «Un paese plurilingue, non può zittirne una», dice il comitato riferendosi alla regione italofona. «Io credo che, in una democrazia come la nostra e della quale andiamo molto fieri, sia molto importante poter avere come cittadini delle informazioni affidabili e avere un pluralismo di idee portato dai media», afferma l’ex consigliera di Stato Laura Sadis: «Tutto ciò ci permette di conoscere punti di vista diversi e ci permette poi di votare con consapevolezza». Per i favorevoli, uno degli argomenti più accreditati è il risparmio di circa 100 franchi annui sul canone: «Questo risparmio infine si rivela un costo per i cittadini meno benestanti -dice Pedrazzini-, perché la RSI, il servizio pubblico, ma anche le vostre televisioni private (Teleticino, ndr) svolgono un compito di protezione delle minoranze e per chi sta più in difficoltà». Sul tema si espone anche Alex Farinelli: «Non voglio sminuire i 100 franchi di risparmio, ma dobbiamo domandarci quanto siamo disposti ad investire per la coesione del nostro paese per far sì che tutte le regioni abbiano pari dignità. Io penso che questi 100 franchi abbiano questo valore», conclude il Consigliere Nazionale.