Troppe divergenze: salta l’accordo quadro
Il Consiglio federale ha deciso di non firmare la bozza dell’accordo istituzionale con l’Ue, che è stata informata di questa scelta. Berna vuole tuttavia proseguire e preservare la via bilaterale
di Keystone-ATS/MJ
Troppe divergenze: salta l’accordo quadro
Ignazio Cassis, all’Usi nel 2018, spiegava il funzionamento dell’accordo istituzionale

Le congetture apparse negli scorsi giorni sui media si sono verificate: il Consiglio federale ha deciso oggi di non firmare la bozza di accordo istituzionale con l’Ue, nel frattempo informata di questa posizione. Troppo grandi le divergenze tra le parti su alcuni punti dell’intesa, stando al governo.

L’Esecutivo, precisa una nota odierna, crede tuttavia che sia nell’interesse della Svizzera e dell’UE salvaguardare la collaudata via bilaterale e portare avanti con convinzione gli accordi esistenti. Per questo motivo intende avviare un dialogo politico con l’UE sul proseguimento della collaborazione.

Contemporaneamente ha incaricato il Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) di esaminare in che modo si potrebbero stabilizzare le relazioni bilaterali attraverso eventuali adeguamenti autonomi della legislazione nazionale.

Anche senza un accordo istituzionale, indica l’esecutivo, la Svizzera rimane un partner affidabile e impegnato dell’UE. A tale riguardo, per quanto riguarda il secondo contributo elvetico al fondo di coesione europeo - 1,3 miliardi di franchi su dieci anni - “il Consiglio federale si adopererà affinché il Parlamento sblocchi al più presto i fondi e si giunga rapidamente a una finalizzazione del memorandum d’intesa con l’UE”.

I punti di attrito
I colloqui con Bruxelles non hanno permesso di trovare le soluzioni di cui la Svizzera aveva bisogno nei settori della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, della protezione dei salari e degli aiuti di Stato. In particolare per quanto riguarda la protezione dei salari e la citata direttiva permangono divergenze sostanziali.

Tali aspetti “rappresentano interessi essenziali per la Svizzera”, scrive il governo. Senza le correzioni auspicate, infatti, non sarebbe soprattutto garantita l’azione di tutela delle misure di accompagnamento attualmente in vigore.

Libera circolazione
Nel caso di un eventuale recepimento della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE nell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), Berna voleva che venissero “esplicitamente stabilite alcune eccezioni”; senza tali eccezioni, c’è il rischio che i diritti delle persone che beneficiano della ALC siano estesi, con possibili ripercussioni anche sui costi dell’assistenza sociale. Il recepimento integrale equivarrebbe di fatto “a un cambio di paradigma nella politica migratoria, che gode di ampia accettazione tra la popolazione e i Cantoni”.

Sette anni di negoziati
La decisione di non firmare l’Accordo istituzionale segna la fine di un processo negoziale durato sette anni. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che la mancata conclusione dell’Accordo porterà con sé anche effetti negativi, come ha già più volte comunicato.

L’UE ha per esempio dichiarato varie volte di non essere disposta a concludere nuovi accordi di accesso al mercato in mancanza di un accordo istituzionale.

Non interrompere il dialogo
L’Esecutivo crede tuttavia che sia nell’interesse di tutti che gli accordi esistenti (come quello relativo agli ostacoli tecnici al commercio, per quanto riguarda i dispositivi medici) continuino a essere aggiornati e che non vengano stabiliti collegamenti politici che coinvolgano, per esempio, la cooperazione nel campo della ricerca o l’equivalenza delle borse. Conta inoltre sul fatto che non sia accantonata la cooperazione in ambiti collaudati, come quelli della sanità e dell’elettricità.

L’Esecutivo intende inoltre mantenere e - qualora sia possibile e risponda al reciproco interesse - ampliare il partenariato con l’UE tramite i trattati bilaterali. Propone quindi all’UE di avviare un dialogo politico al fine di sviluppare e attuare un’agenda condivisa sulla futura collaborazione e punta a cercare di risolvere insieme problemi specifici, garantendo così l’applicazione quanto più fluida possibile degli accordi esistenti.

La reazione europea
“Prendiamo atto della decisione unilaterale del governo svizzero”, ha commentato nel pomeriggio la Commissione europea. “L’Accordo istituzionale Ue-Svizzera era inteso come le fondamenta sulle quali migliorare e sviluppare le relazioni bilaterali future tra Unione europea e Svizzera”. La nota sottolinea, poi, quelle che secondo l’Ue saranno le conseguenze: “Senza questo accordo la modernizzazione delle nostre relazioni non saranno possibili e i nostri accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente: sono passati 50 anni dall’introduzione dell’Accordo di libero mercato, 20 anni dagli accordi bilaterali I e II. Già oggi, non sono sufficientemente dinamici per quanto dovrebbe e potrebbe esserlo le relazioni tra Unione europea e Svizzera”. La Commissione europea, infine, promette di analizzare attentamente l’annuncio per capire quali saranno gli strascichi.

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