
La tragedia di Crans-Montana ha esposto la Svizzera a numerose critiche, in particolare dalla vicina penisola. L’emergenza poteva essere gestita meglio? La reputazione elvetica ne esce intaccata? Lo abbiamo chiesto a tre consiglieri nazionali di diversa sensibilità politica.
Gianini: "Non dobbiamo crogiolarci sul mito della perfezione"
Secondo il consigliere nazionale PLR Simone Gianini, federalismo e politica di milizia, nonostante i benefici che portano, in simili situazioni rischiano di essere un ostacolo. “Mi riferisco in particolare a norme antiincendio non uniformi e a Municipi, non composti da professionisti, che si trovano a gestire eventi molto delicati. Deploro la conferenza stampa del Municipio di Crans-Montana che ha creato ancora più confusione. Non dobbiamo crogiolarci sul mito della perfezione, ma non dobbiamo neppure perdere la nostra identità", conclude.
Pamini: "Saranno le indagini a stabilire chi ha sbagliato e in quale modo"
Dal canto suo, il consigliere nazionale UDC Paolo Pamini ritiene fondamentale che le competenze restino di Cantoni e Comuni. “È chiaro che sono stati fatti degli errori, ma saranno le indagini a stabilire chi ha sbagliato e in quale modo.” E sulle numerose critiche, Pamini non si sbilancia: “Noi ticinesi siamo esposti al mercato mediatico italiano. Ed è su quel genere di mercato che vanno ponderate".
Storni: "È il momento di fare autocritica"
Infine, il consigliere nazionale socialista Bruno Storni è invece meno diplomatico. “Non ne usciamo bene, è il momento di fare autocritica. Ciò che è successo è inconcepibile, lascia allibiti.” Storni è inoltre convinto che ci sono competenze che andrebbero gestite dai Cantoni. “Come avviene in Ticino con gli acquedotti, dove il laboratorio cantonale controlla ogni singolo acquedotto e spiega dove aggiustare il tiro.”

