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Tassare i veicoli elettrici dal 2030? Le opposizioni sono molte
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Partiti e associazioni bocciano o chiedono correttivi alla proposta del Consiglio federale per il 2030, tra timori di frenare la transizione e necessità di garantire il finanziamento delle infrastrutture stradali.

La proposta del Consiglio federale di introdurre, a partire dal 2030, una nuova tassazione sui veicoli elettrici ha incontrato un’ampia opposizione politica e associativa. Partiti e organizzazioni di settore chiedono correttivi sostanziali o respingono il progetto.

Due modelli di tassazione sul tavolo

Il governo mette sul tavolo due modelli alternativi. Il primo prevede una tassa commisurata ai chilometri percorsi: quanto più il veicolo è pesante, tanto più elevata sarà la tariffa, con una media stimata di 5,4 centesimi al chilometro. Il secondo modello introduce invece un’imposta sull’elettricità utilizzata per la ricarica, pari a 22,8 centesimi per kilowattora, identica per tutti i veicoli e riscossa direttamente presso le stazioni di ricarica.

Il no secco dell’UDC

L’UDC respinge integralmente la proposta, contestando nuovi oneri a carico degli automobilisti e chiedendo che eventuali entrate confluiscano esclusivamente nel Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato, senza alimentare il bilancio federale.

Le critiche del PLR e l’ipotesi di un forfait

Anche il PLR è critico: lo Stato, secondo i liberali radicali, non dovrebbe favorire né penalizzare una tecnologia. Entrambe le opzioni sono giudicate tecnicamente complesse e potenzialmente fonte di ulteriore burocrazia. Il partito propone quindi una soluzione transitoria, come un forfait moderato differenziato in base al peso o alla potenza del veicolo. Dal canto suo, il Partito Verde Liberale si oppone a qualsiasi nuova tassa dal 2030.

I Verdi: sì alla tassa chilometrica, ma in una strategia climatica

I Verdi, al contrario, guardano con favore a una tassa chilometrica, purché inserita in una strategia climatica coerente che preveda anche la fine della vendita di nuovi veicoli a combustione e maggiori investimenti nella mobilità sostenibile.

Le richieste di ATA e TCS

Sul fronte associativo, l’ATA chiede di rinviare l’introduzione della tassazione almeno al 2035, per non compromettere la transizione energetica, pur riconoscendo il principio del “chi inquina paga”. Il TCS propone infine un approccio graduale: inizialmente un forfait moderato legato al peso del veicolo, da sostituire in seguito con una tassazione basata sul consumo di elettricità.