Sinistra, un referendum contro riforma imposta preventiva
Il comitato che si oppone al progetto riunisce socialisti, Verdi e sindacati. Samuel Bendahan (Ps): “Nuovo saccheggio delle casse pubbliche”
di Keystone-ATS/T.S.
Sinistra, un referendum contro riforma imposta preventiva
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Il progetto che mira ad abolire l’imposta preventiva è un incoraggiamento alla “criminalità economica”. È quanto sostiene un comitato formato dalla sinistra che oggi a Berna ha lanciato il referendum contro tale riforma, approvata lo scorso dicembre dalle Camere federali.

Il comitato, che riunisce PS, Verdi e sindacati, si oppone al progetto che prevede l’abolizione dell’imposta preventiva (35%) sugli interessi svizzeri, ad eccezione di quelli generati da averi di persone fisiche domiciliate nella Confederazione. A loro avviso, se dovesse essere abolita, si tratterebbe di un “lasciapassare per il crimine fiscale da parte di persone ricche della Svizzera e dell’estero a spese della popolazione”.

Questa soppressione “fa parte di un grande piano della maggioranza di destra e della lobby delle multinazionali e del settore finanziario”, ha criticato oggi il co-presidente del Ps Cédric Wermuth, secondo il quale la riforma favorirà solo multinazionali e criminalità fiscale. La perdita di entrate per lo Stato, ha aggiunto, ammonteranno a “diverse centinaia di milioni di franchi all’anno”. Questo “nuovo saccheggio delle casse pubbliche” non porterà ad alcun incentivo positivo, ha ribadito Samuel Bendahan, consigliere nazionale vodese e vicepresidente del Ps.

Pressione sui lavoratori
Il consigliere nazionale Gerhard Andrey (Verdi/FR) ha aggiunto che la Svizzera è già “incredibilmente attraente” per le aziende. “Con la strategia di eliminare gradualmente importanti entrate fiscali e creare nuove nicchie fiscali, la piazza economica svizzera viene svenduta”, ha spiegato l’ecologista friburghese. La vicesegretaria del sindacato VPOD Natascha Wey, dal canto suo, ha incentrato il discorso sulla maggiore pressione sui lavoratori, rimarcando come questa misura aprirebbe la porta all’evasione fiscale.

La riforma, approvata dal Parlamento lo scorso dicembre, prevede anche l’abolizione della tassa di negoziazione sulle obbligazioni elvetiche, con lo scopo di rendere più attrattivo per gli investitori l’acquisto di obbligazioni svizzere nella Confederazione. La tassa verrebbe abolita non solo sulle obbligazioni elvetiche, ma anche su quelle estere con una scadenza residua fino a 397 giorni. L’abolizione dell’imposta alla fonte dovrebbe comportare a breve termine una riduzione una tantum delle entrate pari a un miliardo di franchi. In seguito sono previste riduzioni ricorrenti delle entrate di circa 200 milioni di franchi all’anno. La sinistra aveva paventato sin da subito il lancio del referendum.

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