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Lo Studio
Sempre più sostanze chimiche nelle acque svizzere
@Tatiana Scolari
@Tatiana Scolari
Keystone-ats
2 giorni fa
Un nuovo studio segnala un forte aumento delle sostanze chimiche persistenti nelle acque sotterranee e superficiali. Gli esperti chiedono misure preventive.

L’inquinamento delle acque svizzere da sostanze chimiche persistenti è in netto aumento. Dalla metà degli anni ’90, le concentrazioni di acido trifluoroacetico (TFA) sono quadruplicate e in alcuni casi risultano fino a sei volte superiori rispetto a 25 anni fa. È quanto emerge da uno studio congiunto condotto dal Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca, dall’Ufficio federale dell'ambiente e dall’Università di Berna, pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics e rilanciato da Keystone-ATS. Secondo gli esperti, il livello di contaminazione è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni.

Origine e diffusione del TFA

Il TFA appartiene alle PFAS, le sostanze per- e polifluoroalchiliche. Le concentrazioni variano sensibilmente a seconda delle aree: risultano particolarmente elevate sotto i terreni agricoli, dove la sostanza penetra nelle acque sotterranee a causa dell’uso di prodotti fitosanitari. In quantità minori, il TFA raggiunge le falde anche attraverso le precipitazioni, principalmente per effetto dei gas refrigeranti e dei propellenti. Inoltre, l’immissione di acque reflue industriali trattate nei corsi d’acqua può causare una contaminazione significativa a livello locale. Secondo i ricercatori, una volta entrato nell’acqua il TFA è estremamente persistente e tende ad accumularsi, con l’oceano come destinazione finale.

Rischi e appello alla prudenza

Le conseguenze del TFA sulla salute degli organismi viventi non sono ancora del tutto chiarite. Tuttavia, spiegano gli autori dello studio, la presenza diffusa di questa sostanza nelle acque sotterranee è associata a diverse patologie, anche nell’uomo, e alcune ricerche indicano possibili effetti tossici a lungo termine, come danni agli organi e tumori. Dopo aver rilevato l’aumento costante di questi inquinanti, i ricercatori invitano alla prudenya. “Dovremmo limitare il più possibile l’uso delle sostanze precursori”, ha dichiarato Stefan Reimann dell'EMPA, citato in un comunicato odierno. L’incremento dell’impiego di idrofluoroolefine (HFO) nei sistemi di refrigerazione e condizionamento, concludono i ricercatori, potrebbe infatti portare a un’ulteriore crescita della deposizione di TFA negli anni a venire.